NICO PARENTE.
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MARE BLU, MORTE BIANCA.
GUIDA RAGIONATA AL CINEMA DEGLI SQUALI.
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2015. Edizioni IL FOGLIO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
Quarant'anni fa il maestro del brivido Steven Spielberg terrorizzava tutto il mondo con il suo Jaws. Tratto da un romanzo di grandissimo successo, il capolavoro di Spielberg si appresta a narrare non solo la carneficina messa a segno dal pi temibile dei predatori, ma anche le ansie e le inquietudini di una societ che riversa sul mostro marino tutte le fobie delle quali  vittima. Uno strabiliante successo che ha dato il via a un vero e proprio filone cinematografico, in questo volume dettagliatamente ripercorso e analizzato.
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Risvolti di copertina:
Hai ottenuto di dare volont e raziocinio alla pi antica macchina di morte vivente. Hai ottenuto di sbatterci sul gradino pi basso della catena alimentare, con queste parole Carter (Thomas Jane) si rivolge alla dottoressa McCallister (Saffron Burrows). La macchina mortale alla quale il cacciatore fa riferimento  lo squalo. Ma cosa si cela realmente dietro quegli occhi neri, vitrei e senza vita di un grande squalo bianco? Non limitatevi ad osservarne le cruente azioni. Lo Shark movie  un genere che parla di noi, delle nostre paure, delle nostre fobie...
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L'AUTORE.
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Nico Parente (28/03/86) trascorre i suoi primi vent'anni in provincia di Lecce. Conseguita la laurea in Scienze della Comunicazione con una tesi incentrata sul cinema di Dario Argento, si trasferisce a Roma e consegue la laurea magistrale in Editoria multimediale e nuove professioni dell'informazione presso La Sapienza. Le sue principali attivit sono il giornalismo e la saggistica.  autore dei seguenti volumi: Antologia di un urlo (UniversItalia, 2013) e L'Esorcista quarantanni dopo (Il Foglio, 2014). Redattore per il magazine online nosun.org, collabora con Nocturno, Leggere: tutti, ciaocinema.it, osservatorioserietv.it. Di recente si approccia alla sceneggiatura cinematografica.
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Mare blu, morte bianca.
GUIDA RAGIONATA AL CINEMA DEGLI SQUALI.
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Indice.
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INTRODUZIONE.
LE DUE FACCE DELLO SQUALO. IL FILM, IL ROMANZO .di Mario Bonanno.
TUTTI I SEGRETI DI BRUCE LO SQUALO SECONDO SPIELBERG. a cura di Mario Bonanno.
JAWS. di Fabio Zanello.
LO SQUALO 2. (USA, 1978). a cura di Nico Parente.
LO SQUALO 3. (USA, 1983). a cura di Edoardo Trevisani.
LO SQUALO 4. LA VENDETTA (USA, 1987). a cura di Edoardo Trevisani.
TINTORERA. (MESSICO/INGHILTERRA, 1977). a cura di Edoardo Trevisani.
GLI SQUALI SECONDO CASTELLARI. a cura di Gordiano Lupi.
GLI SQUALI SECONDO LAMBERTO BAVA E LUIGI COZZI. a cura di Gordiano Lupi.
LA NOTTE DEGLI SQUALI. (ITALIA, 1988). a cura di Edoardo Trevisani.
SHARK WEEK. (USA, 2012). a cura di Edoardo Trevisani.
BLU PROFONDO. (USA, 1999). a cura di Nico Parente.
OPEN WATER. (USA 2003). a cura di Nico Parente.
SHARK 3D. (AUSTRALIA, 2012). a cura di Nico Parente.
SHARKNADO .(USA, 2013). a cura di Nico Parente.
SHARKNADO 2. THE SECOND ONE di Nico Parente.
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NON SOLO SQUALI...
L'ORCA ASSASSINA. (USA, 1977). a cura di Edoardo Trevisani.
TENTACOLI. (Italia/USA, 1977). a cura di Edoardo Trevisani.
PIRANHA. (USA, 1978). a cura di Edoardo Trevisani.
BARRACUDA. (USA, 1978). a cura di Edoardo Trevisani.
ALLIGATOR. (USA, 1980). a cura di Edoardo Trevisani.
PIRANA PAURA. (USA, 1981). a cura di Edoardo Trevisani.
TENTACOLI DI PAURA. (CANADA, 2007). a cura di Edoardo Trevisani.
VOYEURISMO SUGLI SQUALI NEI DOCUMENTARI DI FOLCO QUILICI E BRUNO VAILATI. a cura di Fabio Zanello.
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Fine Indice.
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INTRODUZIONE.
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 raro, al giorno d'oggi, che fenomeni del genere possano ripetersi. Da un cinema concentrato sempre pi sul passato - che fa del remake la sua colonna portante e di sequel e prequel le giustificazioni a carenza di originalit e di idee - non  dato aspettarsi molto. Chi avrebbe mai detto, nel 1975, che la fortuna de Lo squalo sarebbe durata tanto a lungo? Ripetendosi in tutto il mondo per quarantanni? Il contagio  cominciato grazie a un blockbuster - tratto a sua volta da un romanzo di successo, e ha continuato a generare prodotti commerciali molto apprezzati dal grande pubblico. Questo libro si iscrive sulla scia come omaggio al genere shark movie introdotto proprio da Lo squalo di Steven Spielberg (1975). Un film che nel corso degli anni ha suggerito a diversi registi di cimentarsi col filone, nel tentativo di alimentarne la fortuna. Un simbolo che si vuole far s che non tramonti. Come mai? Ritengo sia la specie a dettare la differenza. Sono numerosissime le razze di animali avvicendatisi sullo schermo fantastico in declinazione pi o meno orrorifica. Dinosauri, scimmie, api, ragni, sciami di insetti, piovre, orche, leoni. Persino le pecore hanno ricoperto un ruolo da primattrici all'interno del cinema di genere: mai nessuna si  rivelata in grado di fronteggiare il re degli abissi, sua maest lo squalo bianco.
La sua mole possente, le fauci pronte a lacerare carni e coscienza degli spettatori, succubi della forza incontrastata del terrore dei mari, fanno dello squalo un vero e proprio topos cinematografico. Orrorifico ma anche e soprattutto sociologico. L'istinto predatorio come simbolo di denuncia, di lotta, di ribellione. Lo squalo come simbolo di una Natura spietata, che non conosce altri intenti se non quello di rivendicare il proprio dominio sul mare. In alcuni casi mosso persino da un desiderio cieco di vendetta, in altri frutto degenere di esperimenti criminali, negli shark movies lo squalo agisce obbedendo spesso al ruolo di punitore. Ergendosi a simbolo della rivolta animale contro l'azione devastatrice dell'uomo. Lo squalo come metafora, che rivendica un ruolo all'interno del suo habitat naturale. Lo squalo famelico come specchio della realt. Lo squalo che divora chiunque gli capiti a tiro, assecondando la legge naturale del pi forte. Pesce grande mangia pesce piccolo. Come in natura, cos nella societ. Lo squalo - ancora - come strumento ideale per raccontare dentro metafora le contraddizioni della contemporaneit: la degenerazione del progresso scientifico, i conflitti sociali, la politica sanguinaria, il bigottismo, le contestazioni, la repressione, la corruzione e la mafia. Un simbolo - la pinna caudale che punta dritta alla macchina da presa - capace, come si  visto, di terrorizzare (prima ancora che di perturbare) ancora oggi, lo spettatore cinematografico. Riflesso di una societ antropofagica che stritola i pi deboli, i meno propensi all'adattamento e alla lotta.
Nico Parente.
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LE DUE FACCE DELLO SQUALO. IL FILM, IL ROMANZO. di Mario Bonanno.
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Lo squalo non  soltanto un film. Lo squalo  metafisica pura attestata sulle coordinate del perturbante e del racconto di mare. Se il vostro primo faccia a faccia con il mostro  avvenuto - come il mio - in cinemascope (una sala piena come un uovo, a ridosso delle vacanze di Natale del 1975) sapete che non sono parole grosse e di che cosa sto parlando. Per quanto mi riguarda  a causa de Lo squalo che le mie nuotate in mare aperto non sono pi quelle di una volta.
So per certo che la cosa non  successa solo a me.
Jaws ha segnato lo spartiacque cinefilo di almeno una generazione, transitata dalla zoomorfica fanciullezza dei cartoons disneyani alle inquietudini del filone fauna-killer a seguire. Lo squalo non era mica il Lupo cattivo di Cappuccetto Rosso, faceva molto ma mooolto pi sul serio. Lo squalo era enorme e spaventoso, perch enormi e spaventose erano diventate - in traslato - le paure collettive di una parte del pianeta (crisi economica, Vietnam, terrorismo, guerra fredda, ecc.). E poi c'era da battere l'illustre antesignano per eccellenza, quella Balena Bianca chiamata Moby Dick che qualcuno inquadra ancora come Dio in persona. Mica quisquiglie.
Per ammissione dello stesso Steven Spielberg:
L'intento era quello di spaventare lo spettatore, e uno spettatore che avesse in mente un Moby Dick qualunque non si sarebbe certo fatto spaventare da uno squalo di dimensioni normali.
Discendente diretto del grande cetaceo melvilliano, lo squalo lo sovrasta, dunque, di non poche spanne ideali. Superandolo in voracit. Quindi nell'atto gratuito con cui somministra la morte. La scena corale dei bagnanti in fuga dalla battigia di Amity risulta in tal senso rafforzativa del concetto: nessuno pu dirsi immune dal pericolo. E quando i flani dell'epoca strombazzano: Dopo avere assistito a Lo squalo nuotare in mare aperto non sar pi la stessa cosa... beh non  che si allontanino troppo dalla verit.
L'ho scritto prima come mi  andata a finire:  stato a partire dalla visione de Lo squalo che ha iniziato a complicarsi il mio rapporto con il mare.
Messa su un piano di stretta emotivit: il grande pubblico reagisce allo Squalo come un anno prima reagiva all'Esorcista. Psicosi di massa aggiornata agli oceani e alle creature che vi abitano sotto (sequel a parte, sulla scia del blockbuster spielberghiano si attester un lungo filone sui pesci assassini).
Come nel demoniaco di Friedkin, l'orrore che emerge da Lo squalo atterrisce in modo esponenziale al recesso quotidiano da cui proviene. Come non ti aspetti che una deliziosa ragazzina di Washington D.C. si trasformi nel pi temibile dei demoni sputa-bestemmie (per tacere delle zuppe di piselli), non ti aspetti nemmeno che una ridente cittadina balneare del New England diventi il terreno di caccia di uno
squalo bianco afflitto da bulimia e vanagloria cinematografica. Il bau-bau collettivo per eccellenza (un surrogato del diavolo versione acquatica), intrinseco alle inquietudini di massa come la pappa alla ciccia, se mi spiego.
In alto mare gli esseri umani risultano gioco forza esposti all'ignoto, risultano indifesi. Dentro metafora, quindi, lo squalo convoca al conscio l'atavico terrore di essere mangiati vivi. La sensazione che pi attanaglia davanti al capolavoro di Steven Spielberg. Sin dall'indimenticabile sequenza iniziale la mdp fruga spesso a pelo d'acqua. Lo spettatore trattiene il fiato ogni volta che sullo schermo qualcuno si sporge da un materassino, dal bordo di un'imbarcazione, o molto pi semplicemente sta nuotando [fin qui tutto bene ma adesso sta per succedere! ADESSO SO CHE SUCCEDE!!!).
Da abile manipolatore dei meccanismi della suspence, Spielberg attenta di continuo alle certezze del suo pubblico. Tirandolo per la collottola interiore spesso e volentieri. Giocando con lui sul filo dell'attesa lo stesso gioco del gatto col topo. Sapendo bene che non ci sar partita. Che a spuntarla, alla fin fine, sar sempre lui.
Quattro esempi di suspence imposta, tra i tanti che possono individuarsi all'interno de Lo squalo:
1) Una pinna affiora dall'acqua seminando il panico tra i bagnanti. Si pensa subito alla presenza del pescecane in azione ma la pinna appartiene invece a due ragazzini che si divertono a fare i sub (fiuuuu!).
2) Due pescatori scendono in mare nottetempo. Con uno squalo cattivissimo a battere la zona, non ti giocheresti un soldo sulla loro vita. Invece alla fine la scampano. Contro ogni previsione (fiuuu!)(2).
3) Hooper  sott'acqua, lo spettatore trattiene il fiato. Da un momento all'altro si aspetta l'incontro ravvicinato con il grande squalo bianco. A sorpresa, il sommozzatore si imbatte invece nella testa smangiucchiata di un pescatore (la sequenza  un autentico colpo basso. Fai fiuuu! per la terza volta ma con molta meno convinzione).
4) A un certo punto del film viene finalmente catturato uno squalo-tigre. La sua carcassa  esposta ad Amity come una specie di trofeo. Sembra la fine di un incubo, non fosse che lo squalo ucciso dai pescatori  lo squalo sbagliato. Solo una brutta copia del vero pesce-assassino.
Insomma:  come se con il suo Jaws il regista fosse riuscito a moltiplicare una per una le fobie dello spettatore-bagnante. Dando vita a un nuovo archetipo del terrore in s. A un'incarnazione ulteriore di Male assoluto. Una macchina di morte creata apposta per uccidere. Adrenalina pura, signore e signori. Garantita in dosi massicce.
A volere interpretare a raggio ancora pi ampio, l'altro archetipo evocato dal thriller di Steven Spielberg,  correlabile all'elemento acqua. Un elemento rafforzativo - anch'esso - di paure profonde. Il topos psicoanalitico per eccellenza. A fare il paio con l'oralit attraverso cui il mostro estrinseca le sue pulsioni. La pulsione primaria del fagocitare (pi ancora che del suggere freudiano) che - nel film - sar proprio causa della sua morte. Una morte eclatante, in obbligo
ai dettami pi spettacolari del cinema mainstream. Ricordate? Forse  bene riallinearsi alle sequenze conclusive. Siamo giunti alla resa dei conti: con la barca ormai quasi del tutto fuori uso, Quint, Hooper e Brody provano a giocarsi le loro ultime carte. Hooper entra in mare dentro una gabbia anti-squalo e tenta di infilzare l'animale con una fiocina ipodermica caricata a stricnina. Niente da fare: l'animale lo coglie di sorpresa, la fiocina scivola dalle mani dell'oceanografo che adesso si trova in guai serissimi. Mentre Quint e Brody sollevano la gabbia ridotta a brandelli (altro coup de theatre: a questo punto lo spettatore  convinto che Hooper sia bello che spacciato], lo squalo irrompe sulla barca, schiacciando lo specchio di poppa. Quint scivola progressivamente lungo il ponte, dritto nella bocca del mostro, che lo divora. Quando lo squalo attacca Brody, questi gli scaglia contro una bombola pressurizzata tra le fauci spalancate (altro richiamo palese all'oralit di cui sopra), quindi prende il fucile e spara alla bombola, facendolo esplodere.
Fine del plot ma tenete bene a mente queste ultime righe: nel film di Spielberg la morte annunciata dello squalo avviene in modo clamoroso. Per esplosione. Il mostro va letteralmente in pezzi. Piccolissimi pezzi di pura ferocia. Nel romanzo di Peter Benckley da cui Jaws  stato tratto, la storia non finisce cos. Quint e Hooper muoiono entrambi e lo squalo, dal canto suo, tira le cuoia per banalissimo sfinimento. Muore, cio, dopo essersi tirato dietro troppo a lungo i barili rimasti arpionati al suo corpo.
Probabilmente  questa la variante pi significativa, tra le diverse che giocoforza intercorrono tra libro e film.
A questo punto  utile richiamarsi al romanzo. A quale genere va ascritto, come prima cosa? Sulla scorta delle incursioni gore, dell'epos mutuato dalla narrativa d'avventura, di eco suggeriti dal cinema catastrofico, e persino di alcune pretese introspettive, il libro si impone come trasversale. Pi di quanto non appaia a prima vista. Lo squalo sono 291 pagine di pura tensione, corroborata da sufficiente peso specifico. Un romanzo ben scritto, malgrado i cali di tono nella parte centrale. D'altro canto non  che abbia chiss quali pretese letterarie: come buona parte dei romanzi di genere  concentrato piuttosto a tenere inchiodato il lettore alla pagina. Ci riesce. Per quanto mi riguarda l'incipit  gi di suo capace di metterti addosso un'ansia cos.
Il grande squalo scivolava silenzioso nelle acque notturne, spinto da brevi colpi della coda a mezzaluna. La bocca era aperta solo quel tanto che bastava per far giungere un flusso d'acqua alle branchie. Quasi non c'era altro movimento: un'occasionale correzione della rotta, apparentemente senza meta, con il lieve sollevarsi e abbassarsi di una pinna pettorale, cos come un uccello muta direzione inclinando un'ala e alzando l'altra. Gli occhi erano ciechi nel buio fitto, egli altri sensi non trasmettevano nulla di insolito a quel piccolo, rudimentale cervello. Pareva che dormisse, non fosse stato per il moto dettato in milioni d'anni dall'istinto di conservazione.
Con la panoramica in dettaglio della Bestia, Benckley si esprime subito - chiaro e tondo - sul primo protagonista del suo racconto. Si tratta, a tutti gli effetti, di un mostro dei mari tra i pi spaventosi. Uno squalo della razza Carcharodon Carcharas. Secondo l'oceanografo Matt Hooper - a un certo punto del libro - potrebbe trattarsi addirittura di un Carcharodon Megalodon. Come dire il peggio del peggio dei colossi di mare. In ogni caso, si tratta di Qualcosa di ben pi pericoloso che un comune squalo bianco. Piuttosto un surrogato di specie mitologica. Una derivazione omicida di Natura-Contro (come da topos dell'ecoven-geance). Un castigo divino. La Morte fatta carne, che si accanisce su un borgo marinaro che vive di turismo. Non uno squalo qualsiasi ma lo squalo pi pauroso di tutti. Un evento inspiegabile alle latitudini di Amity. Un evento assolutamente non previsto, soprattutto a ridosso della stagione balneare. In tale accezione lo squalo pu tradursi come declinazione cataclismatica, precipitata sul microcosmo (geografico, umano, etico) di Amity senza apparente perch. Fuori e dentro parafrasi lo squalo di Benckley  dunque muscolarit assoluta, forza primigenia: guarda alle caratteristiche del genere (il Kraken delle leggende marinare, naturalmente a Moby Dick) senza temerne il confronto. Lo squalo creato dalla penna grandguignolesca di Peter Benckley  un killer amorale. Un cattivo-cattivo. A meno di non avere qualche trauma infantile con cui vedersela, impossibile parteggiare per lui. Molto pi sano tenere per la strega cattiva di Biancaneve, come Woody Allen in Io & Annie. Fidatevi sulla parola.
Lo squalo di Peter Benckley non  apologia del mostro fine a se stessa. Pur se attraverso qualche stereotipia imposta dal genere, caratteri e situazioni risultano verosimili. Attraverso un focus pi allargato, si rintracciano ne Lo squalo le valenze del racconto corale. Il racconto di Amity, la cittadina balneare
atterrata/atterrita dal mostro. Il racconto del disorientamento interiore di Ellen Brody (moglie del capo della polizia Martin Brody), al centro di una crisi coniugale che sfocia nell'infatuazione per Matt Hooper, il giovane oceanografo, incaricato a far luce sul 'caso' del pesce assassino. Ancora secondo i topoi della letteratura - e del cinema - a sfondo catastrofico, Lo squalo  anche una storia di buoni e cattivi. La rettitudine morale della gente comune (gli ignari bagnanti sulla spiaggia, il giornalista alleato di Brody che cerca di scrivere la verit, lo stesso Martin Brody) contrapposta all'avidit del sindaco e delle autorit locali, preoccupati di salvaguardare i guadagni della stagione turistica a scapito della vita delle persone. Lo squalo  infine il racconto di un tipico anti-eroe - il poliziotto Martin Brody-, un cittadino con la fobia dell'acqua finito suo malgrado a vivere (galleggiare?) su un'isola. A dispetto della corporatura asciutta assegnatagli da Spielberg, Brody, nel romanzo,  descritto sovrappeso. Una persona comune con problemi comuni, come si vede. Un uomo per adamantino, votato all'interesse della comunit di cui rappresenta la legge. Al contrario del sindaco, a togliergli il sonno non sono i proventi della stagione turistica andati in fumo, quanto piuttosto il pericolo cui cittadini e turisti di Amity sono esposti per colpa dello squalo. Nella parte conclusiva del romanzo (quella della caccia al pesce-assassino), il suo spiccato senso del dovere gli impone di ucciderlo a ogni costo. Di imbarcarsi con Quint (vetero-Achab della situazione) e Hooper (suo rivale in amore), per sfidarlo nel suo elemento naturale: quell'oceano che pure gli ha sempre messo addosso una fifa blu.
Lo squalo di Peter Benckley si impone dunque come un racconto dai numerosi risvolti, affluenti al tema principale della caccia al mostro. Non soltanto come la storia di uno squalo assetato di sangue, ma come una storia intessuta di (altre) storie. Tensioni, rimozioni, redenzioni, riscatti, cadute, paure, contrastanti. Prologo e primi capitoli risultano avvincenti, presso che da incorniciare. La parte centrale suona cos cos, penalizzata da una caratterizzazione dei personaggi a tratti eccessiva, da un'ironia non sempre consona alle situazioni, e dal lungo capitolo erotico in cui Hooper corteggia la moglie di Brody. Il climax e la parte conclusiva riportano in quota il romanzo, riacciuffando il lettore per schiaffarlo di nuovo alla poltrona. Con il cacciatore di squali Quint a giganteggiare a sua volta, stagliandosi come esempio di personaggio ben caratterizzato. Ruvido e carismatico al contempo.
Per tornare in termini riassuntivi al rapporto di reciproca (in)fedelt intercorso tra film e romanzo, va dato atto allo sceneggiatore di Jaws (Carl Gottlieb) della capacit di asciugare lo scritto di Benckley in funzione di una messa in scena impeccabile. Conservando intatto il meglio del romanzo e sostituendone i tempi morti con scene di impronta thriller molto avvincenti (due su tutte: la scena del rinvenimento della barca, quindi della testa mozzata di un pescatore; e quella in cui un altro pescatore precipita in mare dopo che lo squalo gli ha portato via la palafitta sulla quale si trovava).
La griglia che segue ripercorre, in ultimo, i punti di divergenza pi evidenti tra lo squalo di Benckley e quello di Spielberg.
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Differenze geografiche.
Nel romanzo Amity  descritta come una cittadina peninsulare. Nel film come un' isola.
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Fisiognomiche.
Nel romanzo Martin Brody viene descritto alquanto in sovrappeso. Nel film  magro (impersonato dal fisico decisamente asciutto di Roy Scheider).
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Omissioni.
Nel romanzo, dopo l'uccisione del piccolo Alex, viene descritta la morte di un anziano bagnante, inutilmente soccorso da un poliziotto. Nel film l'episodio non compare.
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Inserti gore.
Nel romanzo Hooper e Brody non riescono a trovare il corpo del pescatore Ben Gardner. Ne intuiscono la morte dalle tracce di sangue visibili sul parapetto della sua barca, su cui ritrovano anche un dente dello squalo. Nel film Hooper si immerge sott'acqua, trova il dente della bestia conficcato nella chiglia dell'imbarcazione, quindi si imbatte nei resti dilaniati dell' uomo, rimanendone sconvolto (e lo spettatore con lui).
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Omissioni 2.
Nel romanzo lo squalo funge da pretesto per l'emergere delle (tante) verit nascoste degli abitanti di Amity. Nel film questo aspetto rimane di sfondo.
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Valori aggiunti.
La scena dell'autopsia di Hooper al corpo di Chrissie. Il discorso di Quint all'assemblea cittadina sull'emergenza-squalo. Quelle relative allo squalo-tigre ucciso dai pescatori invece del vero squalo-killer. Sono state tutte inventate ad hoc per la trasposizione filmica del romanzo.
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Cose di cosa nostra ad Amity.
Nel romanzo il sindaco Vaughan  corrotto e affiliato alla mafia. Per distogliere Brody dal suo intento di vietare la balneazione, manda addirittura uno scagnozzo a casa sua per uccidere il gatto del figlio. Nel film Vaughan non  certo uno stinco di santo ma la sua relazione con la mafia  sottaciuta.
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Fisiognomiche 2.
Nel romanzo Quint  descritto come alto e pallido. E affetto da alopecia universalis (malattia che causa la completa perdita dei peli del corpo). Inoltre  un uomo glaciale e nella caccia agli squali manifesta punte di sadismo. Nel film ha invece la fisionomia di Robert Shaw, al meglio di capelli, baffi e basette lunghe. Caratterialmente si mostra rude ma pi disponibile alla relazione. Inoltre  meno spietato.
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Legami e ricadute sentimentali.
Nel romanzo Ellen Brody ha una relazione extraconiugale con l'oceanografo Matt Hooper, e per questo Brody non lo vede di buon occhio. Nel film tutto ci non avviene e Brody e Hooper instaurano un rapporto persino confidenziale. Il cinismo del cacciatore di squali. Nel romanzo Quint evidenzia la sua vocazione sadica in due occasioni: nella prima uccide dei cuccioli di squalo soltanto per il gusto di vedere i loro simili contendersene i resti. Nella seconda mostra a Brody e Hooper il feto di una focena conservato come esca per attirare lo squalo. Nel film entrambe le circostanze ci sono risparmiate.
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Omissioni 3.
Nel romanzo il passato di Quint viene taciuto. Nel film si assiste, invece, al racconto (disturbante) della sua esperienza a bordo della nave da guerra Indianapolis.
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Sommersi e salvati.
Nel romanzo - la mattina del quattro luglio - Brody salva un ragazzo preso di mira dallo squalo. Manca la scena (del film) dei due ragazzi che terrorizzano i bagnanti con una pinna finta. E manca anche quella dello squalo che attacca un uomo nel canale, divorandolo sotto gli occhi del figlio del capo della polizia.
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In alto mare.
Nel romanzo Brody, Hooper e Quint - impegnati nella caccia allo squalo - non trascorrono mai la notte sulla barca, rientrando a riva molte volte. Nel film, invece, rimangono in mare per l'intera durata della battuta di pesca.
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Omissioni 4.
Nel romanzo, osservando le dimensioni dello squalo, Hooper ipotizza possa trattarsi di un esemplare di Carcharodon Megalodon piuttosto che di un Carcharodon Carcarias. Anche questo episodio  assente nel film.
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Morti apparenti.
Nel romanzo Hooper fa una brutta fine. Dopo essersi immerso all'interno di una gabbia anti-squalo muore ucciso dallo stesso. Nel film riesce a sfangarla, nuotando fino a riva (con Brody) sano e salvo.
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Fauci.
Nel romanzo anche Quint fa una brutta fine. Cos come nel film, solo che muore in modo diverso. Nel libro resta impigliato in una delle cime che legano i barili arpionati al corpo dello squalo. Viene quindi trascinato in mare e annega. Nel film scivola lentamente tra le fauci dell'animale (Jaws in originale significa, appunto, fauci) e viene sbranato.
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Mors sua.
Diversa nel romanzo  anche la morte dello squalo. Nel romanzo l'animale muore per progressivo indebolimento, dopo essersi dato da fare troppo a lungo con i barili arpionati al suo corpo. Nel film esplode in mille pezzi quando Brody spara alla bombola che aveva appena inghiottito.
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TUTTI I SEGRETI DI BRUCE LO SQUALO SECONDO SPIELBERG. a cura di Mario Bonanno.
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La maledizione di Jaws.
Un solo squalo non basta. Per avvicinarsi all'idea di squalo che ha in testa Steven Spielberg ce ne vogliono tre. Tre squali meccanici, uno per ogni esigenza di ripresa. Un modello intero per le riprese subacquee e quelle in cui il mostro pinneggia a pelo d'acqua. Gli altri due fatti apposta per girare. A destra come a sinistra, con un lato cavo per l'alloggiatura dei meccanismi idraulici. All'occorrenza viene anche utilizzata una pinna dorsale da far scorrere a pelo d'acqua. La costruzione degli squali meccanici  affidata alla supervisione del designer di produzione Joe Alves. E al curatore degli effetti speciali Bob Mattey. Il guaio  che sin dall'inizio i tre finti-squali non riescono a farsi volere bene. Alla prova dei fatti risultano dei brocchi, per dirla senza eufemismi. Il team di produzione li battezza Brace, dal nome dell'avvocato di Steven Spielberg, Brace Raimer. Il loro pessimo funzionamento dilata di diversi mesi la fine delle riprese. Col budget che lievita in modo esponenziale, al punto da compromettere quasi la riuscita del film. Giocando con l'assonanza con l'originale Jaws gli operatori ne storpiano il titolo e lo chiamano Flaws. In americano
suona come "difetti". A questo punto Spielberg non sa con chi prendersela, e se la prende con uno dei Bruce: arriva a soprannominarlo Il grande bastardo bianco.
Credo che Lo squalo sia stata la mia peggiore esperienza di set. Ho insistito nel volere girare a 16 chilometri dalla costa, in pieno Oceano Atlantico, con una troupe di 65 persone e 15 battelli. Tra maree e correnti che cambiavano senza sosta la posizione delle imbarcazioni. Ci volevano ore e ore per preparare tutto e poi, a cinque minuti dall'inizio delle riprese, non andava pi bene nulla. Era talmente frustrante...avevo momenti di sconforto in cui restavo sul set con la testa tra le mani anche cinque o dieci minuti. Chi mi conosceva diceva " depresso, lasciatelo stare. Gli passer".  andata avanti cos per nove mesi.
Con gli squali meccanici iguai cominciarono subito. Il giorno stesso del collaudo. A causa degli impianti idraulici corrosi dall'acqua salata il modello di squalo si aren sul fondale. Ci volle l'intervento dei sommozzatori per riportarlo s Per andare avanti con le riprese facemmo ricorso ad alcuni stratagemmi. Uno  stato quello di utilizzare i barili. Nel film quando si vedono affiorare in superficie significa che lo squalo si sta avvicinando. Alcuni mesi dopo i primi tre, venne costruito un quarto modello di squalo. Fino al 1990 era quello che accoglieva i visitatori all'ingresso del parco divertimenti Universal Studios.
Mi succedeva spesso di sedermi sulla barca in preda all'ansia. Mi sedevo e rivivevo l'esperienza delle riprese, ma non gli aspetti belli, solo quelli cattivi. Poi un giorno arrivai sull'Orca e l'Orca non c'era pi. Mi avvicinai alla fine del molo e vidi i pezzi di legno che galleggiavano sull'acqua. Scoprii che a causa della quantit di muffa, marciume e termiti, qualcuno aveva tagliato l'Orca in tantissimi pezzi. Diedi fuori di matto ma almeno avevo finito di andare sulla barca per torturarmi. Della barca erano rimaste intatte solo le eliche e l'ancora.
All'epoca ero abbastanza ingenuo e altrettanto arrogante da sfidare gli elementi naturali. Non volevo rendermi conto che stavamo girando nel bel mezzo dell'Oceano Atlantico e non in un serbatoio finto di Hollywood. D'altro canto ero consapevole di non potere fare altrimenti. Il realismo era l'unico modo per coinvolgere il pubblico nella storia di tre uomini alla deriva su una barca, con un grande squalo bianco che se la prende con loro e gli d la caccia. Col senno di poi posso dire che  valsa la pena andare incontro a tanti sacrifici, se il risultato finale si chiama Jaws.
Le riprese principali cominciano in un bel mese: il maggio del 1974. Come location viene scelta l'isola di Martha's Vineyard nel Massachussetts. Viene scelta perch da quelle parti l'oceano ha un fondale sabbioso a soli 9 metri di profondit fino a 19 km al largo dalla costa. Tutto ci, quanto meno sulla carta, dovrebbe consentire tanto una manovra pi agevole degli squali meccanici quanto la scomparsa nelle inquadrature della terraferma. Questo per trasferire allo spettatore la sensazione di isolamento dei protagonisti.
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Puro realismo.
Malgrado avessi in mente uno squalo di grandi dimensioni non volevo fossero grandi al punto da renderlo irrealistico. Volevo che Jaws fosse credibile e se avessi esagerato con le dimensioni nessuno avrebbe creduto alla possibilit che uno squalo simile potesse esistere nella realt. Lo stesso volevo per la gente. Ho cercato le comparse e individuato le location nella comunit di Martha's Vineyard, e anche fuori, nella zona di Boston.
Il pubblico doveva, insomma, avvertire molto chiaro il fatto che tutto quello che vedeva sullo schermo stesse accadendo veramente. Non a Hollywood, ma su un 'isola fittizia chiamata Amity.
Sono state le condizioni del mare a rendere insostenibile ci che stavamo facendo. Girare sulla terraferma  stato, in confronto, una passeggiata. In mare aperto si  trattato di un'autentica battaglia. A volte si presentava un problema meccanico con il pupazzo dello squalo, a volte una brutta giornata che non ci consentiva di girare per colpa dell'altezza delle onde o della forza del vento. In casi come questi restavamo fermi per molti giorni. Tutto quello che potevamo fare era aspettare, sballottare da un lato all'altro dell'imbarcazione e guardarci vomitare l'un l'altro.
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Abbiamo avuto due Orche.
Abbiamo avuto una barca principale e un'Orca costruita apposta per poi affondare. Ricordo lo spazio limitato - era una barca di 15 metri - e il fatto di averlo dovuto condividere con la troupe per mesi. Oggi con le riprese digitali i problemi sarebbero stati risolti con molta pi facilit, all'epoca era tutto fatto in casa. Mi manca questo aspetto: mi piace pensare che i ragazzi e le ragazze della troupe di allora abbiano dovuto usare lo spirito di iniziativa e la furbizia per capire come portare a termine il film nonostante le difficolt.
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Il caso vuole.
Riprese subacquee con squali autentici vengono girate per il film da Ron e Valerie Taylor nei mari dell'Australia. Esse vedono la presenza di un nano immerso in una piccola gabbia anti-squalo. Questo per dare l'impressione che Bruce fosse di dimensioni enormi.
Altra cosa: nella sceneggiatura originale Hooper muore sott'acqua, ucciso dallo squalo. Caso vuole che durante la ripresa-clou uno dei pescecani resti intrappolato tra le sbarre della gabbia e inizi ad agitarsi fino a distruggerla. La produzione considera le riprese dell'incidente visivamente interessanti e decide di inserirle nel film. Al momento del "girato" per la gabbia  vuota, ed  per ci che si decide di modificare la sceneggiatura, permettendo cos ad Hooper di sopravvivere.
Il fatto che lo squalo meccanico non funzionasse a dovere  stata, per certi versi, una fortuna. Ci ha costretto a inventare nuove soluzioni. Quando non ho pi avuto il controllo del mio modello di squalo ho riscritto l'intero script senza lo squalo. Secondo molti, il film ne ha guadagnato in efficacia. In realt la sceneggiatura originale prevedeva almeno una dozzina di scene in pi con dentro lo squalo.
L'enorme bocca di squalo montata dallo scenografo Joe Alves sulla parte anteriore dell'Orca serviva a dimostrare in maniera evidente che Quint era un cacciatore di squali. Un assassino implacabile di qualsiasi cosa avesse una pinna.
Devo soprattutto a tre persone il famoso discorso di Quint sull'Indianapolis. Quel monologo, in origine,  stata un'idea di Howard Sackler, produttore non accreditato del film. Non avevo mai sentito parlare dell'incidente dell'Indianapolis prima che Howard mettesse mano alla sceneggiatura. Un giorno mi prese da parte e mi disse cos: Quint ha bisogno di qualche motivazione. Qualcosa che spieghi cosa lo ha fatto diventare com'. Penso che l'incidente dell'Indianapolis potrebbe andar bene. Non ne so nulla - gli ho detto - di cosa si tratta?. E lui mi ha raccontato questo terribile frammento di storia della seconda guerra mondiale.
Il 30 luglio del 1945, la nave da guerra della Marina Militare Americana USS Indianapolis viene silurata nel Mare delle Filippine da un sommergibile giapponese. Si inabissa in una decina di minuti. Dei 1196 uomini di equipaggio, circa 300 muoiono quasi subito, mentre i restanti 900 si gettano in mare, la maggior parte senza giubbetto salvagente, senza cibo e senza acqua. Circondati dagli squali per diversi giorni, fino all'arrivo - peraltro casuale - dei soccorsi.
Su questo episodio che serviva a conferire spessore al personaggio di Quint, Howard non ha scritto molto. Circa tre quarti di pagina. Il mio amico John Milius ci ha, invece, tirato fuori un monologo di dieci pagine. Brillante ma decisamente eccessivo per il film che stavo facendo. Ci ha pensato Robert Shaw (che era anche un bravissimo scrittore) a riportarlo alla misura esatta di cinque pagine. Il famoso discorso sul vissuto traumatico di Quint ha avuto una gestazione in progress.  stato il risultato di una specie di evoluzione creativa.
La scena dell'esperienza vissuta da Quint sull'Indianapolis  stata girata due volte. Dopo la prima Robert si avvicin e mi disse: "Sai, Steven, tutti e tre i personaggi, a questo punto, hanno bevuto molto. Penso che riuscirei a fare un lavoro migliore se mi lasciassi bere un paio di drink prima di girare". Incautamente gli diedi il permesso, cos lui and sulla Whitefoot (una sorta di grande barca di appoggio che utilizzavamo per i bagni e le pause pranzo), e credo proprio che l sopra non si sia limitato a un paio di bicchieri. Alla fine Robert era proprio strafatto e ci tocc riportarlo a Martha's Vineyard per farlo riprendere. Mi telefon verso le 2 del mattino, non ricordava nulla di quanto era successo. Mi disse semplicemente: Vuoi darmi la possibilit di farlo di nuovo? Risposi di s, naturalmente. Alle 7,30 era gi al make-up e poi...poi  stato come guardare recitare Lawrence Olivier. Siamo rimasti tutti a guardarlo, letteralmente ammaliati. Compresi i due attori che recitavano con lui.
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Morire... di paura.
Effetto preview: la scena-shock nella quale Hooper rinviene la testa mozzata di Ben Gardner all'interno di un relitto  aggiunta da Spielberg dopo avere assistito alla reazione degli spettatori a quelle immagini. Il regista si convince di volere "un po' pi urla in sala" e, a seguito del rifiuto degli Universal Studio, autofinanzia la scena. La testa del pescatore  ricreata in lattice, su uno stampo di quella dell'attore cos da ottenerne una copia fedele. Le riprese subacquee sono girate nella piscina della responsabile del montaggio Verna Fields.
La scena del ritrovamento della testa di Ben Gardner  stata interpretata da Craig Kingsbury, un pescatore locale. Stavo cercando un marinaio-tipo, molto abbronzato, con la pelle segnata dall'acqua salata. Siamo arrivati sull'isola e abbiamo tutti sentito delle storie su Craig Kingsbury. Era una specie di Quint in versione moderna. La sua fama di spietato pescatore lo precedeva. Ho dunque incontrato Craig e gli ho domandato se voleva essere del film. Mi ha chiesto quanto ero disposto a pagarlo. Ho detto: Non molto, ma se il film verr ricordato, sarai ricordato. A quanto pare non mentivo.
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Un cast da urlo.
La scelta del direttore del casting  frutto del destino pi che di abilit e talento. Per Jaws ho interpellato per primo Lee Marvin che ha rifiutato. Quindi sono andato da Sterling Hayden. Pure lui ha detto di no. Sono arrivato cos da David Brown, che aveva appena finito di lavorare con Robert Shaw ne La stangata. Mi ha detto: Che ne dici di Robert Shaw?" E io: "David, sei un genio!" Chiedemmo a Robert e Robert accett.
Per il ruolo di Martin Brody avevo provato diversi attori. Nessuno di loro mi aveva convinto. Con Roy Scheider  andata in questo modo: mi trovavo a una festa a casa di Andre Eastman. Quando Roy si present me ne stavo seduto su un divano con una Coca in mano. Hai un'aria cupa, che ti succede?, mi disse. Gli parlai delle difficolt che stavo avendo per la scelta dell'interprete principale. Gli feci anche qualche nome degli attori che avevo scartato. Che ne dici di me? mi disse a un certo punto Roy Scheider nel modo in cui solo Roy Scheider poteva dirlo.Dici sul serio? Faresti il mio film?. "Se mi vuoi, lo far!, rispose molto semplicemente. Ci accordammo quella notte stessa, a casa di Andre Eastman. Richard Dreyfuss faceva parte, invece, delle mie prime scelte. Cos come Lorraine Gary. Entrambi hanno accettato subito quando gli ho proposto di girare Jaws.
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Lieto fine.
Ogni storia ha una fine. Quella travagliata delle riprese di Jaws finisce nel settembre 1974. 159 giorni dopo l'inizio delle stesse (contro i 55 previsti). Il regista non  presente. Ha il fondato sospetto che a scena ultimata il cast abbia pianificato di gettarlo in acqua per festeggiare (ma anche, un po', per gesto liberatorio collettivo). Da allora tradizione vuole che Spielberg risulti sempre assente l'ultimo giorno di lavorazione dei suoi film.
Pensavo che la mia carriera nel mondo del cinema fosse finita. Sentivo voci. Dicevano che non avrei pi lavorato, in quanto nessuno, prima di me, aveva sforato i tempi di ripresa di 100 giorni.
A prescindere dai generi che ho trattato, il mio stile di regia  aderente alla realt. Ho sempre osservato con attenzione, per esempio, il modo che hanno le persone di conversare tra di loro. Non vedo perch i film non possano usufruire della stessa naturalezza. Perch le scene di un film non possano risultare un misto di drammatizzazione e documentario.
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Bruce, il vero protagonista.
Volevo che Jaws fosse un grande film commerciale, ma avevo bisogno di qualcosa che compensasse la surrealt dello squalo. Ho pensato cos di inquadrare Bruce in primo piano. Soprattutto le sue performance,
quando viene fuori dall'acqua per attaccare. Ho pensato che in questo modo la gente avrebbe avvertito maggiormente il peso e le dimensioni di quel grande squalo bianco. In un certo senso la mia ansia mi ha aiutato ad aumentare il realismo delle prestazioni del mostro.
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Lo squalo secondo Spielberg.
Jaws  spesso descritto come un film horror. Io lo vedo di pi come la storia di un uomo comune impegnato in una missione impossibile. Credo che Jaws sia un film comunque dominato dalla paura. Hai paura quando Hooper va in acqua. Hai paura quando Alex Kintner va in acqua. E hai paura persino per Quint, malgrado sai bene che  un uomo segnato. Nel senso che ti aspetti faccia una brutta fine. Un po' come succede per Achab in Moby Dick.
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JAWS. di Fabio Zanello.
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Backstage.
Il critico Vincent Canby del "New York Times" ha definito Jaws un film di Roger Corman ad alto budget. Sicch il b-movie dei mostri marini realizzati artigianalmente viene contestualizzato nel cinema "alto". Definizione che ben fotografa la recrudescenza con cui il cinema americano ricorre all'avventura classica, per rivitalizzare formule stantie nei momenti di crisi. Un'idea cardine nella concezione del blockbuster moderno e da quel clamoroso e inatteso successo ammettiamolo, lo stesso Spielberg, all'epoca ventisettenne e il cinema americano cosiddetto d'evasione, hanno tratto linfa vitale per sceneggiature e modalit espressive nei decenni successivi.  un film spartiacque Jaws - proprio il caso di dirlo- fra il cinema classico e quello postmoderno prodotto per le masse a Hollywood, un adattamento del romanzo di Peter Benchley (anche co-sceneggiatore con Carl Gottlieb)(1), prodotto con un budget di 9 milioni di dollari per 159 giorni di riprese a Martha's Vineyard, isola del Massachusetts e vincitore di 3 premi Oscar (suono, montaggio di Verna Fields e musica di John Williams). Anche la scelta degli interpreti, non  stata affatto convenzionale: Roy Scheider (Brody) e Richard Dreyfuss (Hooper) erano attori in ascesa dopo French Connection [Il braccio violento della legge, 1971) di William Friedkin e American Graffiti (idem, 1973) di George Lucas, mentre quello pi rodato, Robert Shaw2 (Quint), era soprattutto un ruvido caratterista britannico specializzato in ruoli negativi come quello di The Sting (La stangata, 1974) di George Roy Hill. Per inciso Shaw la spunt su divi consolidati come Charlton Heston e Sterling Hayden, che erano candidati al ruolo. Risultato al botteghino: 470 milioni di dollari dopo la prima distribuzione in sala. Un trionfo dovuto al talento di un giovane regista che mostra la perizia di un veterano: inabissamenti dati dalla soggettiva del predatore marino, senza contare che l'attacco ai bagnanti sulla spiaggia  ancora oggi un inabissamento nell'orrore dell'infinito, con altri valori aggiunti: la gestione del sapere, il sound design e la scansione ritmica del montaggio. E pensare che i produttori Zanuck e Brown volevano inizialmente dietro la mdp un mestierante affidabile come John Sturges, che aveva all'attivo un altro classico di ambientazione marittima come The Oldman and the Sea (Il vecchio e il mare, 1958).
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Note.
1. Carl Gottlieb  una personalit poliedrica che ha diretto anche prodotti comico-demenziali come il lungometraggio The Cave-man (Il cavernicolo, 1981) con Ringo Starr e Barbara Bach. In Jaws recita il ruolo di Meadows.
2 Un altro ruolo di spicco nella carriera di Shaw  quello dal villain nel thriller The Taking of Pelham One Two Three (Il colpo della metropolitana, 1974) di Joseph Sargent, regista pure del trascurabile Jaws:The Revenge [Lo squalo 4:la vendetta, 1987)
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Un continuo naufragare in questo mare.
Quando Spielberg adatta per lo schermo il romanzo di Benchley, il portato allegorico adombra ambizioni esistenzialiste in un continuo naufragare in questo mare, un inabissarsi nelle aporie dello spazio, vuoto, nero in cui si  immersi inconsapevoli del pericolo.  la chiara visualizzazione di una disperazione cosmica, di un universo -trappola, di un infinito minuscolo e senza via d'uscita. La regia  giocata sull'annullamento della gravit, sull'eclisse dell'invisibile che i personaggi percepiscono, solo quando avvistano la pinna del pescecane. Una prassi analoga la segue anche il compositore John Williams, che riprende la lezione hitchcockiana nella costruzione della suspense con un tema minimalista, incalzante e viscerale, che si insinua immediatamente nella psiche spettatoriale, basato sopratutto su archi e ottoni, che  divenuto iconico quanto lo stesso squalo. Il regista come aveva gi fatto nel precedente Duel, dove non mostrava allo spettatore il conducente del truck che perseguitava un'automobilista, filma il pericolo secondo l'astrazione, mostrandolo progressivamente. Non a caso Williams  stato allievo ed ex-collaboratore di Bernard Herrmann, il musicista prediletto da Sir Alfred. Aldil delle densit di significati, questo male fuori campo  l'epitome sfiancante di un equilibrio, lo scorrere sublime della natura. Un'avventura classica, dove le psicologie sono binarie, sono pochi i fronzoli, poich nell'ecosistema marino vive una creatura che attraversa quasi per sbaglio le vite altrui Come per Burroughs., anche nella caccia di Brody, Hooper e Quint il tempo  un virus. Jaws  una macchina drammaturgica costruita anche sulla tradizione del grande romanzo americano, quella dei William Faulkner, dei Saul Bellow, degli Herman Melville ed Ernest Hemingway che incontra l'intrattenimento delle multisale. Fra i romanzi di Bellow la triade Quint/Brody/Hooper ricorda il protagonista de L'uomo in bilico , in quanto ben lungi dai costumi americani superornistici, sono cacciatori che mettono da parte il superdinamismo e trascorrono un lungo periodo inattivo a riesaminare la propria vita, come viene esplicitato dal monologo di Quint sull'Indianapolis, il cui naufragio provoca la mattanza dei suoi compagni di viaggio ad opera degli squali che infestano le acque. Quanto basta, come hanno rilevato altri critici come Emanuela Martini, a renderlo un altro capitano Achab che insegue la sua Moby Dick come nella celebre storia di Melville appunto. Di Hemingway viene alla mente banalmente Il vecchio e il mare con l'anziano pescatore alle prese con un Marlin in una battuta di pesca assai travagliata. E come se Spielberg avesse intuito ante litteram nel cinema come Umberto Eco nella saggistica (pensiamo ovviamente a "Apocalittici ed integrati ") il cambiamento nella cultura di massa, confezionata per il grande pubblico, magari rielaborando temi preesistenti, un po' come le culture popolari pre-industriali.
Dietro dunque l'irrigidimento paranoico, del fantasma fobico rappresentato dallo squalo abbiamo notato nel regista una capacit mirabile di modulare il puro intrattenimento.
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La recitazione come autonomia estetica.
La recitazione nel film  un idea semplice eppure folgorante:Spielberg ha scritturato due attori dalla faccia comune, antidivi come Roy Scheider e Richard Dreyfuss, rinunciando a nomi ben pi quotati. Oltre naturalmente a Robert Shaw, sul quale abbiamo speso
ampie riflessioni sopra. Tre attori lontani da ogni canone del divismo ma perfetti per ipostatizzare l'uomo qualunque. Laddove il cinema si incaglia nelle secche della verosimiglianza, ogniqualvolta si tratta di rendere plausibile l'individuo che si trova in circostanze eccezionali, Spielberg affronta il problema alla radice.
Il regista di Cincinnati lo aveva gi fatto nei precedenti Due! e Sugarland Express. Per questo motivo i fitti dialoghi di ripresa in ogni sessione fioccano, come le schermaglie fra il nerd Hooper il duro Quint, che fungono da contrappunto alla drammaturgia dei massacri compiuti dal mostro marino. Sullo sguardo corrucciato di uno straordinario Roy Scheider che si fa strada su un volto di pietra scorre la tragedia, ma una tragedia che apre, dischiude, rivela le vite nel loro farsi.
Se come diceva Jean Cocteau il cinema  la morte al lavoro 24 fotogrammi al secondo sul volto degli attori, Spielberg sembra fargli eco. Come nel romanzo di Hemingway Il vecchio e il mare, i tre si ritrovano in mare aperto per alcuni giorni a contrastare un grosso pesce. Cos con il pretesto di giocare con l'angoscia cinematografica, l'autore imbastisce un racconto filmico da romanzo di formazione sopratutto per Hooper, legato ad un viaggio reale, allo spostamento in uno spazio filmico quello del mare. Anche se chiaramente  molto pi di un film d'attori, meglio  un film d'azione che non si espande ma si contrae, perch i suoi elementi salienti come il mare, la nave, la caccia al predatore degli oceani, sono dominati dalla disperazione di tre uomini pronta a debellare una minaccia che li ha colpiti anche nel privato.
Tutto questo affiora da uno spettacolo non da baraccone, da una sceneggiatura non arrancante e non
dalle figurine, che ammorbano oggi i blockbuster hollywoodiani degli effetti digitalizzati, sviluppando il tema molto alla John Milius (sceneggiatore non accreditato) dell'amicizia virile. Perdonatemi il gioco di parola ma Jaws  un film pi che mai oggi sulla cresta dell'onda, dove le parole hanno la concretezza della carne  una questione di coazione a ripetere finalizzata alla missione di neutralizzare il mostro, alla ricerca di una dimensione spaziale deciso ad ammantare il film di candore e speranza, scheletro narrativo classico che alimenta Jaws. Sono detriti fra i detriti di un paese alla fine della storia, quelli della natura che si ribella all'uomo in una narrazione e lineare sotto il segno della continuit nella poetica spielberghiana (v. anche Jurassic Park).
La struttura si presenta come disintegrata in un aspetto mosaicale della narrazione nel blockbuster contemporaneo, cimentandosi nella sfida di un uomo comune alle prese con qualcosa di pi grande di lui, attraverso l'individuazione e la distillazione dei tratti pi noti della sua presenza. Vi sono approcci alla recitazione diametralmente opposti nel cinema americano. Qui significa lavorare dunque sul crinale del psicologismo naturalizzato, diventando cos il punto d'incontro fra il sempre esplorato e il sempre da esplorare del cinema hollywoodiano negli anni a venire.
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LO SQUALO 2. (USA, 1978). a cura di Nico Parente.
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Diretto da Jeannot Szwarc, Lo squalo 2 (1978)  il sequel ufficiale del capolavoro di Spielberg. Nel cast compaiono ancora una volta i nomi dei gi noti Roy Scheider, Lorraine Gary Jeffrey Kramer e Murray Hamilton, rispettivamente nei ruoli di Martin ed Ellen Brody, dell'agente Hendricks e del sindaco Larry Vaughn. Non ricompare, purtroppo, l'interessante personaggio di Hooper (Richard Dreyfuss), che nel primo capitolo assieme a Martin sopravvive alla furia omicida dello squalo che terrorizza la cittadina di Amity. Ritroviamo la prole di Martin cresciuta, e stavolta saranno difatti proprio i suoi figli, Michael e Sean, assieme alla comitiva di teen ager a dover resistere in mare aperto all'istinto assassino di un altro squalo giunto lungo le acque di Amity. Definito il migliore dei tre sequel facenti parte della saga, Lo squalo 2 si svolge a soli quattro anni di distanza dalla prima apparizione di una pinna nelle acque di Amity.
Due sommozzatori intenti ad esplorare il relitto del peschereccio Orca, a bordo del quale, nel primo capitolo, si trovavano Brody, Quint e Hooper, vengono attaccati da un altro squalo. Gli attacchi si susseguono e la prima a fronteggiare il predatore sar una donna alla guida di un motoscafo che cosparger la bestia di
benzina e la incendier sparandole addosso un razzo. Purtroppo anche la donna rester vittima dell'incidente. A questa catena di morti, si aggiunge il ritrovamento di una carcassa di orca assassina orribilmente sfigurata e spiaggiata. Brody crede nel ritorno di uno squalo. Come anche in precedenza, il sindaco Larry ostacola Martin impedendogli di allarmare la cittadina. Ma il capo Brody teme per l'incolumit dei suoi figli e dei bagnanti, cos trova un impiego estivo a Michael, certo che egli non possa in tal modo andare in barca con i suoi amici, e nel frattempo lui sorveglia la spiaggia dalla torre antisqualo. Ad accreditare la tesi di Brody, arriveranno pi tardi sulla sua scrivania alcuni sviluppi di foto presenti nella macchina fotografica ritrovata da Hendricks sotto il panfilo abbandonato a bordo del quale viaggiavano le prime due vittime dello squalo. Una bravata messa a segno da Mike, seguito dal piccolo Sean, far ritrovare in balia dell'enorme squalo dalla pelle ustionata un gruppo di amici usciti in barca per divertirsi. Solo un uomo potr salvarli: Martin Brody.
Scritto da Carl Gottlieb (suo anche il primo] e Howard Sackler, ne Lo squalo 2 non mancano i riferimenti al primo fortunato capitolo, vero e proprio apripista del genere shark movie. Se difatti gli animali fanno la loro apparizione sul grande schermo gi intorno agli anni Cinquanta,  poi con Lo squalo di Spielberg che si avvia un vero e proprio filone avente per protagonista il re del mare. Le musiche ancora una volta sono di John Williams, autore della colonna sonora del primo capitolo che lo ha reso celebre in tutto il mondo e che ha terrorizzato intere generazioni con il motivetto che funge da preludio, mentre in soggettiva assistiamo all'avvicinamento dello squalo
alla preda, al pasto della bestia feroce. Vengono meno le battute virili e gli atteggiamenti rudi ampiamente presenti nel primo, incarnati dalla figura del cacciatore di squali Quint (Robert Shaw) soprattutto. Non ci sono riferimenti ad eventi storici, come l'Indianapolis nel primo ad esempio, e l'asse si sposta sempre pi sulle divergenze d'et, mettendo a confronto vecchie e nuove generazioni, non a caso vittime entrambi della stessa sorte. Di padre in figlio, sino poi a giungere alla madre col quarto capitolo (davvero pessimo!), lo squalo sembra perseguitare la famiglia Brody. Di generazione in generazione, la bestia torna e riaffiora dalle acque come una maledizione. Di certo gli elementi per definire il lavoro di Spielberg prima, e i sequel dopo, horror ci sono tutti. E anche il fattore sovrannaturale che rende lo squalo una reincarnazione malefica ben si presta alla nostra interpretazione, poi confermata dall'arrivo del quarto capitolo che ci presenta uno squalo vendicativo ritornare per perseguitare Ellen e ucciderne la prole. Non a caso, le fasi oniriche si sprecano nel quarto capitolo e i richiami pi puramente horror non mancano. Anche lo scrittore Hank Searls nel suo romanzo, tratto dalla sceneggiatura del quarto squalo, amplia la fragile trama narrata nel film inserendovi l'elemento magico e ricollegando l'animale a un rito voodoo lanciato da uno sciamano che prova dei rancori verso la famiglia Brody. Searls ha anche tratto un romanzo dalla sceneggiatura del secondo capitolo, ignorando del tutto il terzo. Ci lega ancor pi a doppio filo i due numeri pari della saga Jaws.  dunque proprio nel secondo che i primi accenni al sovrannaturale possono essere rintracciati. Abbiamo accennato sopra al confronto tra le diverse generazioni: i figli cresciuti di Brody, Mike in particolare, sono ormai dediti alle comitive, alle ragazze, al lavoro stagionale. Martin ricopre quasi la figura di supervisore all'interno del suo nucleo, provvedendo a recuperare lavoro al figlio e a preservarlo dall'andare in barca. Egli vigila, non abbassa mai la guardia e la sequenza che lo vede dalla torre antisqualo allarmare, a seguito di un grave errore (scambia un branco di pesci per una sagoma di squalo), i bagnanti descrive perfettamente lo stato emotivo del personaggio di Brody. Martin, il poliziotto che pur temendo l'acqua sar in grado di uccidere uno squalo e di riconfermarsi eroe mettendo in salvo i ragazzi (suoi ma non solo) da un altro, questa volta ucciso facendogli mordere il cavo elettrico agganciato per sbaglio sul fondale. Una morte, questa, che ha dato il via a una serie di imitazioni ancora oggi ampiamente presenti nel genere. In primo piano dunque abbiamo la giovane et: ragazzi alle prese con i primi amori, le prime scappatelle, il lavoro, il confronto con i genitori e gli adulti. La giovent che si affaccia alle insidie della vita, qui rappresentate dallo squalo, e messa alla prova lasciando sopravvivere soltanto i pi forti e coraggiosi: una metafora della vita e della societ che perfettamente incarna nella figura dello squalo gli spietati predatori pronti a divorare, all'interno di una realt poco meritocratica e governata dalla legge del pi forte, i meno esperti o disposti a lottare. Ecco quindi ritornare la figura di Brody, uomo navigato ( il caso di dirlo) e con esperienza, che mette in salvo i ragazzi dalla mandibola letale. Nel complesso un buon lavoro e un ottimo sequel, come dimostrato anche dagli incassi sbalorditivi registrati ai botteghini alla sua uscita. Una saga, quella de Lo squalo, che merita certamente un'attenzione pi profonda rivolta ai messaggi subliminali e
profondi in essa contenuti e che vanno ben oltre le belle inquadrature in soggettiva, le riprese subacquee, gli attacchi dello squalo e la musica di Williams. Lo squalo  il simbolo, il tramite, attraverso cui la saga racconta e denuncia. Lunga vita a Jaws!
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LO SQUALO 3. (USA, 1983). a cura di Edoardo Trevisani.
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Dopo il grande successo de Lo squalo e il buon incasso del secondo capitolo, David Brown e Richard Zanuck decidono di produrre un terzo capitolo della saga. Le intenzioni di partenza per questa volta sono diverse. Infatti, dover aver visto il successo che aveva riscosso L'aereo pi pazzo del mondo (1980), gustosa parodia di Airport e Ora Zero, i produttori dei primi due film sullo squalo, decidono di produrre un sequel-parodia che avrebbe dovuto chiamarsi Jaws 3, People 0. Coinvolgono nel progetto Matty Simmons, produttore di Animal House (1978) e decidono di affidare la regia a Joe Dante che nel 1978 aveva girato Piranha, un horror semi-parodico del film di Spielberg. Jaws 3, People 0 avrebbe narrato la storia di una troupe intenzionata a girare un sequel de Lo squalo che viene perseguitata da un grande squalo bianco. Tuttavia il progetto non and in porto a causa dei conflitti tra produttori e la Universal, anche se in seguito lo stesso Brown ammise che fare una parodia de Lo squalo non sarebbe stata una buona idea.
I diritti per produrre il secondo sequel del film di Spielberg furono acquistati allora da Alan Landsburg che inizialmente tent di coinvolgere il regista Murray Merner, il quale rifiut l'offerta dopo aver letto la
sceneggiatura. La regia cos fin nelle mani di Joe Alves, scenografo dei primi due film e regista della seconda unit in Lo squalo 2.
Alla sceneggiatura fu chiamato Richard Matheson, un nome che avrebbe dovuto essere una garanzia. Matheson (1926 - 2013)  stato uno dei pi importanti scrittori di narrativa fantastica del Novecento. Fra le sue opere sono da citare almeno Tre millimetri al giorno e il fondamentale Io sono leggenda, pi volte adattato per il grande schermo. All'epoca de Lo Squalo 3, Matheson aveva alle spalle anche una lunga carriera da sceneggiatore. Per la televisione aveva lavorato fra le altre cose alla serie Tv Ai confini della realt, a L'ora di Hitchcock e al film Duel di Spielberg. Per il grande schermo aveva lavorato con alcuni fra i pi grandi nomi del cinema fantastico come Jack Arnold (Radiazioni Bx: distruzione uomo), Roger Corman (I vivi e i morti, I Maghi del terrore, Il pozzo e il pendolo) e Jacques Tourneur (Il clan del terrore). Ma non fu sufficiente neanche il talento di uno scrittore d'esperienza come lui per garantire una buona sceneggiatura al film. In parte, se dobbiamo dare atto alle parole di Matheson, fu per colpa del regista non all'altezza del ruolo. Ma c' da dire che lo sceneggiatore fu soggetto a molte costrizioni assurde da parte della Universal, la quale lo obblig per esempio ad inserire nella storia i due figli dello sceriffo Brody e volle addirittura che lo squalo del film fosse il medesimo del secondo capitolo. Scelta, quest'ultima, che fortunatamente pi di qualcuno trov insensata e che venne messa da parte. Lo scrittore fu anche costretto a scrivere una parte per Mikey Rooney, che poi non prese parte al film.
Per quanto riguarda il cast, spiccano tre nomi, Dannis Quaid, che interpreta Mike Brody, il premio Oscar Luis Gosset Jr., che interpreta il proprietario del parco, e una giovane Lea Thompson. All'inizio venne contattato anche Roy Scheider, che per rifiut categoricamente la parte, costringendo la saga a fare definitivamente a meno del suo coraggioso sceriffo.
L'idea di base del film  quella di spostare il teatro d'azione dal mare aperto ad un luogo pi circoscritto, ovvero nel Florida'sSea World, un parco acquatico all'avanguardia in cui lavorano Mike Brody e la sua ragazza Khaty, biologa marina.
Questa volta siamo chiamati a seguire le vicende dei due figli di Brody, essendo lo sceriffo morto d'infarto l'anno precedente. Mike  il figlio pi grande, mentre Sean  il pi piccolo. Sean, che va a trovare Mike per l'estate, odia l'acqua essendo stato traumatizzato dall'attacco di uno squalo quando era piccolo. Alla vigilia dell'inaugurazione, il finanziatore del parco Calvin Bouchard, accoglie il celebre fotografo Philip FitzRoyce, tipo pieno di s e sprezzante del pericolo ospite del parco per un reportage. Quando Mike e Khaty si accorgono che Overman  scomparso si mettono alla ricerca, imbattendosi in uno squalo che si era intrufolato nel parco senza che nessuno se ne accorgesse. I due scampano all'attacco del pescecane grazie al soccorso di due delfini ammaestrati e danno l'allarme. FitzRoyce tenta di convincere Calvin, l'impresario del parco, ad affidargli il compito di cacciare l'animale e di riprenderne l'uccisione per fare pubblicit al parco, ma Kathy persuade tutti a catturare lo squalo per studiarlo e farlo diventare una delle attrazioni di Sea World. L'operazione riesce, ma il giovane animale dopo poco muore scatenando l'ira vendicativa della madre, un gigantesco esemplare di squalo bianco lungo 12 metri. L'animale, rimasto fino ad allora nascosto in un condotto di filtraggio, decide di scatenare la sua vendetta il giorno dell'inaugurazione del parco, seminando il panico.
Ci troviamo di fronte ad una serie di elementi gi visti sia nei capitoli precedenti che nei vari film che stavano uscendo in quel periodo sull'onda del successo de Lo squalo (si veda Tentacoli o Piranha). Oltre a Mike, a cui  affidato il compito di sconfiggere il mostro, in quanto figlio dello sceriffo Brody, abbiamo una biologa (Khaty) e al posto del cacciatore un fotografo spavaldo, ma al quale in qualche modo  affidato il compito di catturare lo squalo. Non mancano neanche lo speculatore, la cui cosa a cui tiene di pi  il guadagno, e le manifestazioni acquatiche prese di mira dallo squalo. Persino la trovata di catturare lo squalo sbagliato, facendo illudere i protagonisti che il peggio sia ormai passato,  un richiamo a Lo squalo di Spielberg.
L'elemento innovativo del film potrebbe essere il parco acquatico, che tende a creare un ambiente claustrofobico, oltre che a diventare potenzialmente il teatro di una vera carneficina, considerato il numero di inconsapevoli visitatori che si riverseranno al suo interno il giorno dell'inaugurazione. In pi il parco inserisce l'elemento umano, invadente quanto incosciente, nelle oscurit marine. Infatti, nel parco acquatico  presente una grande struttura sottomarina, dal gusto vagamente fantascientifico, che permette ai visitatori di poter guardare le meraviglie del fondale marino. Ovviamente il complesso di tunnel sottomarini verr preso di mira dalla furia dello squalo, insinuando, secondo un clich orrorifico, in un luogo di meraviglia e di divertimento la paura e il pericolo.
Sea World  un luogo dove sembrano incontrarsi due pulsioni. Da una parte, rappresentata da Calvin Bouchard e FitzRoyce, quella di chi vuole sfruttare economicamente la natura, disinteressandosi delle ripercussioni ambientali che ogni azione pu avere su di essa; dall'altra quella della difesa dell'equilibrio biologico e dell'amore per gli animali, rappresentata da Khaty e Mike. Tutti in qualche modo sono responsabili della morte dello squalo, anche nel caso di Khaty, che ha agito in buona fede. Il grande squalo tigre cala in questo contesto come un alieno verso un'astronave nelle profondit dello spazio attaccando, senza fare distinzioni, le creature che si trovano in un luogo a loro estraneo.
Il film per non funziona e le cause sono molteplici: c' da dire che ormai col terzo capitolo ci troviamo di fronte ad un puro esemplare film di genere, che non ha le ambizioni del primo capitolo (anche perch Alves non  Spielberg), ma che non si sforza minimamente di sfruttare i pochi elementi innovativi del soggetto per esplorare nuovi ambiti. Mentre negli Ottanta una quantit di giovani registi stanno dando forma ad un nuovo linguaggio dell'horror, andando ad indagare la paura che ha preso nuove forme e si nasconde in nuovi luoghi della cultura e della coscienza americana, Lo squalo 3 sembra non volersi assolutamente staccare dai modelli ibernati del filone d'origine. E cos, mentre per esempio in Piranha, in Tentacoli o ne L'Orca Assassina, si cerca di affrontare temi politici, ambientali o addirittura etici, nel film di Alves ci si ostina a voler proseguire una saga limitata e che ha poco senso. Infatti la conseguenza di questa scelta 
quella di assegnare alla lotta tra uomo e natura, tra societ umana e il mistero irrazionale degli abissi, un carattere privato, che snatura le intenzioni originali del primo film per tramutare il racconto in una faida fra gli squali e la famiglia Brody.
Ma al di l della trama, dove pi il film incespica  nella messinscena. Gli effetti speciali sono pessimi, la suspense  poca, cos come gli eventi violenti, e alcune scene risultano eccessivamente inverosimili. Lasciando da parte il fatto che uno squalo di 12 metri non si  mai visto e che  impossibile che un pesce sviluppi un istinto di vendetta per la morte del proprio cucciolo, risulta assurdo che lo squalo possa sfondare il tunnel sottomarino, o che, come avviene alla fine del film, ingurgiti un uomo intero, ovvero il fotografo Philip FitzRoyce . A proposito di questa scena c' da dire che  alquanto improbabile che il corpo dell'uomo ingurgitato da uno squalo mantenga compostamente il braccio teso fuori dalla gola dell'animale e che addirittura stringa ancora nella mano una granata.
Il film  conosciuto anche con il titolo Lo squalo 3D in quanto, per l'uscita nei cinema, fu girata una versione in 3D, cavalcando la popolarit che questa tecnica stava avendo in quel periodo con film come Amityville 3D e Venerd 13 parte III. Con questi due film Lo squalo 3D condivide l'utilizzo di occhiali a lenti polarizzate per la visione in sala, differenti da quelli classici bicolore rosso-ciano che si usavano nel vecchio 3D anaglifico. Il film incass meno dei due predecessori risultando migliore soltanto a quello del quarto episodio.
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LO SQUALO 4. LA VENDETTA. (USA, 1987). a cura di Edoardo Trevisani.
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Il quarto e ultimo episodio della serie  prodotto e diretto da Joseph Sargent, specializzato in piccoli film di genere (Nightmares - Incubi, 1983), e si ricollega direttamente alle vicende della famiglia Brody lasciate in sospeso nel secondo film, mettendo cos da parte il deludente terzo episodio.
Lo sceriffo Martin Brody  morto d'infarto (lo vediamo solo in foto), al suo posto ad Amity ora c' il figlio Sean, il quale all'inizio del film viene brutalmente ucciso da un enorme squalo bianco mentre tenta di riparare una boa di segnalazione. Sua madre Ellen parte per le Bahamas con suo figlio Michael, biologo marino, sua moglie Clara e la sua figlioletta Thea. Ellen cerca di dimenticare le terribili vicende di Amity e di ritrovare la serenit, e in questo cerca di aiutarla Hoagie, un simpatico pilota che le fa la corte.
Ma la pace dura poco perch a quanto pare, sfidando tutte le regole della logica, lo squalo ha giurato vendetta alla famiglia Brody e sembra che l'abbia addirittura seguita da Amity fino ai Caraibi. Ellen  l'unica ad essere cosciente di ci e per gli altri la cosa sembra incredibile. Suo figlio Michael intanto, dando poco peso alla cosa, si lascia coinvolgere da un suo collega a fare una piccola deviazione dal suo piano di
ricerca, per studiare un esemplare di squalo bianco misteriosamente comparso nei mari caraibici.
A seguito dell'attacco dello squalo durante l'immancabile manifestazione sull'acqua alla quale partecipava anche Thea, Ellen, comprende il pericolo che incombe su di lei e sui suoi cari e decide finalmente di affrontare in prima persona la bestia per liberarsene una volta per tutte.
Gli elementi innovativi sono anche in questo ultimo capitolo piuttosto pochi. Il pi rilevante  l'elemento femminile a cui  demandato il compito di affrontare e sconfiggere il male. Dopo il tentativo del parco acquatico nel terzo capitolo della saga, questa volta si cambia completamente ambientazione, optando per i Caraibi. Si tenta cos di fare presa sul pubblico facendo agire il mostro in paesaggi assolati ai quali si  soliti associare serenit e divertimento. In realt non  una pensata tanto originale, visto che dieci anni prima Ren Cardona jr. aveva fatto qualcosa di simile con il suo squalo Tintorera.
Lo squalo, che compare minaccioso nelle visioni di Ellen,  l'incarnazione di un incubo che irrompe in tutta la sua inarrestabile ferocia in un paesaggio di sogno come quello dei Caraibi. Per Ellen il nuovo, cio una relazione sentimentale con Hoagie,  impossibile finch il passato, il mostruoso animale, non viene eliminato. Questi elementi narrativi, sommati alla poca azione - dopo la prima uccisione bisogna aspettare quasi un'ora perch se ne assista ad un'altra - ci mettono di fronte ad un dramma pi che a un horror. E se le buone intenzioni potevano esserci, lo sviluppo  pessimo. La sotto trama della storia d'amore di terza et tra Ellen e il pilota Hoagie, ad esempio, si rivela presto inutile, se non forse anche un po' patetica. Di conseguenza il film si ammanta di un alone di ridicolo involontario. La paura poi  pressoch assente, complice anche l'incapacit del regista di girare in maniera efficace quelle poche scene d'azione sull'acqua che ci sono. Tale inadeguatezza  dimostrata dal finale del film, di cui furono girate due versioni. Si tratta di una scelta della produzione dovuta al fatto che il pubblico aveva giudicato alquanto inefficace il primo finale, in cui il mastodontico squalo viene infilzato dal bombresso della barca guidata da Ellen. Per risolvere le cose (non sappiamo quanto), nel nuovo finale lo squalo viene speronato e contemporaneamente esplode a causa di un trasmettitore ad alta frequenza che il mostro aveva ingoiato prima. Per conferire poi allo squalo un'aria pi minacciosa si decise di farlo ruggire durante la sua ultima carica, ma il risultato, dato che uno squalo che ruggisce non si  mai visto,  pi ridicolo che pauroso.
Il cast presenta alcuni nomi interessanti. Innanzitutto Lorraine Gary, nei panni di Ellen Brody, che alla sua terza apparizione diventa l'attrice pi presente nella saga. Mario Van Peebles, che interpreta Jake, il collega di Mike, ha interpretato ruoli secondari in vari film tra cui Gunny (1986) di Clint Eastwood, e Ali (2001), di Michael Mann, e come regista ha girato alcuni film a sfondo politico, come Panther (1995). Il pilota Hoagie  interpretato senza troppo impegno dal due volte Premio Oscar Michael Caine.
L'aver ricevuto sei nomination e un premio (ai peggiori effettivi visivi) ai Razzie Awards, ha consegnato Lo squalo 4 - La vendetta alla memoria del pubblico come uno dei peggiori film mai realizzati nella storia del cinema. Ironia hollywoodiana a parte, tra il terzo e il quarto episodio  solo una questione di
gusti. In entrambi i casi si tratta di timidi tentativi di rinnovare la saga con degli spunti interessanti, solo sulla carta.
Certo nella storia del cinema horror moderno si  spesso abusato dei sequel e non c' ragione per cui Lo squalo debba fare eccezione, tanto pi che il capostipite della serie  un blockbuster di enorme successo e nessun produttore si sarebbe fatto sfuggire l'occasione. E tutt'altro che infrequente  imbattersi in sequel che poco hanno da aggiungere alla trama. Ma nel caso dello Squalo 4 c' da evidenziare una produzione sterile, poco innovativa, immobile nel porticciolo sicuro di schemi narrativi sempre uguali. In quegli anni, tra i Settanta e gli Ottanta, di fervente innovazione e sperimentazione visiva, narrativa e linguistica del new horror, le uniche imbarcazioni che salparono da quel porticciolo furono Lo squalo 3 e Lo squalo 4, entrambe destinate a colare miseramente a picco.
Se si pone il confronto con la saga di Alien o con alcuni episodi di titoli come Halloween o Nightmare, solo per fare degli esempi, ci si rende conto di come nella saga de Lo squalo manchi la voglia di indagare il reale, o semplicemente di sperimentare.
La conseguenza  che a nessuno interessa pi la sorte della famiglia Brody, a differenza di quella di Ripley in Alien o di Laurie Strode in Halloween, o ancora di Nancy Thompson in Nigthmare, e cos nel giro di un decennio il grande squalo bianco ha ormai i denti spuntati e non fa pi paura a nessuno. Sar piuttosto affidato ad altre creature il compito di riportare dagli abissi dei mari gli incubi mortali che attanagliano le nostre coscienze.
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TINTORERA. (MESSICO/INGHILTERRA, 1977). a cura di Edoardo Trevisani.
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Nel 1977 la febbre de Lo squalo colpisce anche il Messico, che produce un film esplicitamente ispirato a quello di Spielberg e divenuto col passare degli anni un cult. Tintorera, uscito in Italia anche con il sottotitolo Lo squalo che uccide,  in realt un modesto prodotto commerciale degli anni Settanta. L'elemento pauroso non  centrale e il regista Ren Cardona, maestro di B-movies (vale la pena ricordare Sette assassine dalle labbra di velluto, Il triangolo delle Bermuda e Uccelli 2), si concentra di pi a inquadrare le bellezze femminili in bikini sulle spiagge assolate dei Caraibi.
La trama  estremamente essenziale. Steve, un uomo benestante che possiede una grande barca, e Miguel, gigol che ama godersi la vita, da prima in conflitto a causa di una donna, diventano amici e si improvvisano cacciatori di squali. La loro vita si svolge beata tra donne, whisky e feste e instaurano una relazione a tre con la bella Gabriella (Susan George). Durante una battuta di pesca Miguel viene ucciso da un esemplare femmina di squalo tigre, una Tintorera, appunto. Da qui in avanti lo squalo attacca altre persone, finch Steve non decide di vendicarsi.
Il difetto principale del film  la durata, oltre due ore nella versione originale, poi ridotta a pi ragionevoli novanta minuti in alcune versioni. Tra una battuta di pesca e l'altra, ci sono interminabili scene sulla terra ferma con dialoghi abbastanza futili e altre che narrano le avventure amorose dei protagonisti. In questa maniera il film assume pi l'atmosfera di una commedia con intenzioni erotiche, che quella di un film dell'orrore.
Elemento originale  il fatto che il mostro assassino questa volta sia femmina. Sembrerebbe incarnare il lato oscuro della natura e della femminilit, l'opposto di tutti gli elementi femminili che Steve e Miguel ricercano nelle donne sulle spiagge messicane. Lo squalo sembrerebbe animato in certi casi da uno spirito di vendetta, o forse da qualcosa che potrebbe somigliare simbolicamente ad un puritano spirito punitivo nei confronti di due uomini dalla vita morale e sessuale cos spregiudicata.
Il punto di forza del film sono le scene sott'acqua, girate davvero molto bene e anche abbastanza impressionanti, soprattutto perch gli squali utilizzati sono veri. Compresi quelli che vengono uccisi dai pescatori, e che sono piuttosto numerosi. Le scene degli attacchi della tintorera sono dignitose, non eccedono in sequenze splatter, tranne nel caso della morte di Miguel, il cui corpo viene dilaniato. C' da dire che Cardona gira con un gusto personale, servendosi di una buona fotografia e confezionando un'opera che, nella produzione media dell'epoca, conserva una propria identit.
Nel cast troviamo Hugo Stigliz, che in Italia lavor in Incubo sulla citt contaminata di Umberto Lenzi, e Andres Garda, due attori feticcio di Cardona, e Su-
san George, che aveva recitato in Cane di paglia di Sam Peckinpah.
Circola una voce, mai smentita ma neanche confermata, che durante le riprese un uomo mor per davvero. Forse anche questa diceria contribu al successo del film.
Tintorera  uno dei film pi apprezzati da Quentin Tarantino, il quale si vanta di avere una copia personale della pellicola nella sua collezione privata.
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GLI SQUALI SECONDO CASTELLARI. a cura di Gordiano Lupi.
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Nel 1975 Steven Spielberg gira Jaws (Lo squalo), un successo popolare senza precedenti, un film fantastico ma non troppo, dai grandi effetti speciali che fa leva sulle paure recondite del pubblico. Lo squalo  pur sempre una presenza dei mari, una minaccia possibile, pure se (almeno alle nostre latitudini) poco probabile. L'idea del film americano  originale. L'azione si svolge ad Amity, sulla costa atlantica, dove uno squalo bianco gigantesco (meccanico e finto, ovviamente) fa strage di bagnanti. Il sindaco non vuol chiudere la spiaggia per non far crollare gli affari ed  lui il personaggio negativo che pi dello squalo porta morte e distruzione. Le parti migliori della pellicola si svolgono in mare e ci mostrano la lotta tra il cacciatore Robert Shaw, l'oceanografo Richard Dreyfuss, il poliziotto Roy Scheider e il terribile animale. Lo squalo  tratto dal romanzo di Peter Benchley che lo sceneggia insieme a Carl Gottlieb. Uno dei pi grandi successi commerciali della storia del cinema che fa la fortuna di Spielberg e che resta impresso nell'immaginario dei ragazzini degli anni Settanta. La locandina con in primo piano i denti aguzzi del feroce squalo non si dimentica facilmente. E poi il film  tecnicamente pregevole, lo squalo meccanico  gigantesco e
credibile, come la storia  ben raccontata secondo la tecnica della suspense. Lo squalo sta a met strada tra il film d'avventura puro con fascinazioni da Moby Dick e il cinema horror di classe, un prodotto che funziona e che affascina milioni di spettatori in tutto il mondo. Tanto  vero che se ne fanno tre sequel tutti molto inferiori all'originale: Lo squalo 2 di Jeannot Szwarc [1978], Lo squalo 3 di Joe Alves (1983) e Lo squalo 4 - La vendetta di Joseph Sargent (1987). Tre pellicole dove ci si limita a riprodurre in fotocopia la sceneggiatura del primo film con poche varianti e pochissima suspense.
Il successo statunitense de Lo squalo di Spielberg non pu lasciare indifferente il mercato del cinema di genere italiano, sempre pronto a sfruttare le mode che vengono da oltreoceano riadattandole in salsa nostrana. Ci prova Ovidio Assonitis con un pessimo film come Tentacoli (1976) che racconta le avventure di una piovra gigante impegnata a terrorizzare bagnanti sulla spiaggia di Solana Beach. La storia  la stessa de Lo squalo, si fanno pochi sforzi per essere originali, cambia solo il mostro marino. Un film che dispone di un grande cast, pure eccessivo per una boiata del genere: Henry Fonda, John Huston, Shelley Winters, Bo Hopkins e Delia Boccardo. Assonitis per non sfigurare si fa chiamare Oliver Hellman.
L'orca assassina di Michael Anderson (1977), invece,  un'imitazione del Lo squalo opera di un regista statunitense, prodotta da Dino de Laurentiis, ben girato, con un ottimo cast composto da Richard Harris, Charlotte Rampling e la giovanissima Bo Derek. Per non parlare della colonna sonora di Ennio Morricone e della sceneggiatura curata da Luciano Vincenzoni e Sergio Donati. Tutto parte da un romanzo americano, scritto da Arthur Herzog. Un film d'avventura retorico quanto spettacolare, che racconta di un'orca assassina inferocita per la morte della compagna incinta e in lotta con il pescatore Richard Harris.
Gli statunitensi imitano Lo squalo con un paio di film che vedono protagonisti i piraas, altro pericolo dei mari tropicali. Si tratta di Piraa di Joe Dante
(1978) e di Piraa paura di James Cameron (1981). I temi sono gli stessi de Lo squalo, solo che qui il bacino  infestato da piraas che massacrano bagnanti. Piraa di Joe Dante sembra una parodia in piccolo del film di Spielberg, mentre il film del debuttante Cameron non  un sequel vero e proprio ma un'orribile pellicola che parla di pesci volanti assassini.
Dopo aver fatto questa rapida carrellata sui principali squalo - movie e sui vari imitatori, dobbiamo dire che Il cacciatore di squali di Enzo G. Castellari
(1979) si ritaglia una ben precisa originalit.
Il film  una produzione italo - spagnola scritta e sceneggiata da una vera e propria quipe dove lavorano anche tre italiani: Alfredo Giannetti, Gisella Longo, Tito Carpi, James Comas Gill e Jesus R. Folgar. La fotografia (ottima)  di Paul Perez Cubero e il montaggio (serrato) di Gianfranco Amicucci. Le musiche dei fratelli Guido e Maurizio De Angelis conferiscono un certo ritmo alla pellicola nei momenti di maggiore azione. Le scenografie sono di Gisella Longo che lavora pure a soggetto e sceneggiatura. Produce Enzo Doria per Tel Film di Roma e Arco Film di Madrid. Interpreti: Franco Nero, Werner Pochat, Mark Forrest, Mirta Millar, Jorge Luke, Eduardo Fajardo, Patricia Ribeiro, Enio Girolami e Rocco Lerro.
La cosa pi bella del film  l'ambientazione caraibica, pure se sembra che Castellari lo abbia girato a
Malta, in Sardegna, al Circeo, ad Atalanta, in Nuova Zelanda, forse qualche scena pure a largo di Miami, ma nessuna nei Caraibi. La trama si racconta rapidamente. Franco Nero  Mike Di Donato, un cacciatore di squali che si  ritirato a vivere su un'isola caraibica dopo aver perso moglie e figlio in un tragico incidente stradale. Non solo. Era entrato a far parte di una fantomatica organizzazione malavitosa e scortava un aereo con a bordo centomila dollari, precipitato nell'oceano.  l'unico sopravvissuto di quel tragico incidente e adesso, con la scusa degli squali, si tuffa in mare per cercare di recuperare i soldi. Nell'avventura si fa aiutare dal simpatico Acapulco (Jorge Luke), personaggio efficace e comico quanto basta per essere un'ottima spalla di un glaciale Franco Nero. A un certo punto l'organizzazione viene a sapere che Mike  vivo e manda i suoi uomini a recuperare i soldi. Si scatena una lotta all'ultimo sangue tra Donovan (Mark Forrest), il capitano Gomez (Eduardo Fajardo) e il perfido Ramon (Werner Pochat) per il possesso dei dollari. Juanita (Patricia Ribeiro), la compagna del cacciatore, viene barbaramente assassinata da Ramon che subito dopo subisce una spietata vendetta. Nell'ultima avventura in fondo al mare muore Acapulco, il cacciatore uccide Gomez e nel rocambolesco finale torna a essere amico di Donovan. I soldi fanno la felicit dei poveri abitanti dell'isola caraibica perch si disperdono nel vento e cadono dal cielo lungo le strade del paese. Il cacciatore  contento perch in quel modo ha soddisfatto l'ultima volont dell'amico Acapulco.
Il cacciatore di squali  un film di pura azione, di quelli che piace tanto fare a Castellari, proprio il genere di pellicola che dimostra tutta la sua perizia tecnica. La musica dei fratelli De Angelis (che ricorda la
ben nota Dune Buggy firmata come Oliver Onions) ci introduce in un ambiente paradisiaco, una spiaggia bianchissima e un mare incontaminato, palme, avvoltoi che solcano il cielo e subito incontriamo gli occhi di ghiaccio del cacciatore. Franco Nero indossa una parrucca bionda che molti critici hanno definito kitsch, mentre  solo in linea con il personaggio interpretato. Niente a che vedere con il cattivo gusto. Il carattere del cacciatore di squali  espresso con poche parole e molte immagini, il personaggio vive con una ferita nell'anima (la perdita della famiglia], non vuole un nuovo legame affettivo con una donna, vive per la caccia agli squali e con l'idea fissa di recuperare il tesoro. Sono da rivedere tutte le sequenze di pura azione con Franco Nero cacciatore sui generis. Sistema grandi esche di carne, cerca di tirare a riva l'animale, sale in barca e lo insegue con l'arpione, poi lo cattura, infine il tramonto tropicale chiude la giornata di pesca e ci introduce al mondo intimo del cacciatore. La fotografia sottomarina  ottima, grandi riprese di fondali tropicali con veri squali (non sono certo feroci) ripresi da vicino. Nelle prime sequenze ascoltiamo poche parole e vediamo molta azione, sufficiente a spiegare quel che lo spettatore deve sapere. Ottime anche le scene di azione di stampo pugilistico, a base di pugni e cazzotti, altra specialit di Castellari; la prima scena di questo tipo si registra nel bar dove Franco Nero conosce il futuro amico Acapulco. Le sequenze di caccia agli squali sono altamente spettacolari e originali, ma tra tutte citiamo la parte in cui il protagonista si getta su uno squalo dall'alto di un parapendio, stringendo un coltello tra i denti. Un'eccellente scena di azione, molto realistica, sottolineata dalla musica dei fratelli De Angelis, che si conclude con
Nero che abbranca lo squalo e lo uccide. Il montaggio di Gianfranco Amicucci aiuta il film a esprimere al meglio tutte le sue potenzialit. Da notare che Enzo G. Castellari  impegnato nella pellicola anche come attore, pure se dice poche battute. Interpreta uno dei sicari della famigerata organizzazione ed  quello che a un certo punto prende a pugni Franco Nero scaraventandolo in una pozza d'acqua. Jorge Luke nei panni di Acapulco affianca Franco Nero e sdrammatizza la tensione nei momenti pi pesanti, le sue trovate comiche fanno sorridere e moderano la suspense. Franco Nero rende bene il carattere del cacciatore con uno sguardo da duro e pose da uomo di poche parole, tutto d'un pezzo, pervaso da un profondo senso di giustizia. Momenti interessanti della pellicola sono un paio di flashback durante i quali Franco Nero ricorda il passato, la famiglia distrutta e l'incidente aereo. Sogni terribili che lo fanno svegliare, gli tormentano l'anima, al punto che lo spettatore comprende il dramma interiore del cacciatore. La sua filosofia di vita  cambiata, non  pi lo stesso uomo di un tempo, spesso afferma: "Dagli squali so come difendermi, dagli uomini no". Un'altra parte interessante viene subito dopo l'uccisione di Juanita, unico amore del cacciatore sulla sperduta isola tropicale. Ramon  il colpevole, Mike lo insegue sino a catturarlo e ucciderlo con due colpi di pistola sparati nel petto. Una lunga sequenza di pura azione che alterna inseguimenti e sgommate in auto -stile poliziottesco - su strade che costeggiano una costa tropicale. Subito dopo assistiamo a un inseguimento a piedi per le vie del paese e in un deposito di bottiglie con relativa sparatoria che ricorda il cinema western. In questa parte Castellari contamina tre generi: avventuroso, poliziottesco e western. La corsa
termina al mare e l'inseguimento prosegue con un deltaplano mentre l'omicida  scappato in motoscafo tra paesaggi stupendi, mangrovie e cayos che fuoriescono da acque limpide. La fine del criminale  spettacolare con Franco Nero che scende le scalette del deltaplano e lo fredda mentre si trova alla guida del motoscafo. Vendetta  compiuta. La parte finale della pellicola vede la caccia ai soldi nascosti in fondo al mare che tra colpi di scena e azioni spettacolari lascia il cacciatore e Donovan unici superstiti ma senza soldi.
Il cacciatore di squali  un ottimo film d'azione, originale rispetto alla ridda di emulatori de Lo squalo di Spielberg perch ha una sua dimensione filmica e una storia da raccontare. Non possiamo condividere lo sprezzante giudizio di Marco Giusti che su Stracult scrive: "Cubissimo squalo - movie alla Castellari con Franco Nero nella sua forse peggiore interpretazione di ogni tempo. Non lo aiuta un parruccone pazzesco e la sceneggiatura che gli impone di rincorrere gli squali a nuoto per farli secchi". Giusti prosegue il commento confondendo Il cacciatore di squali con L'ultimo squalo (non  errore da poco), parla di squali meccanici che si rompono e di una testa che resta l'unica cosa utilizzabile nel finale del film. Ne Il cacciatore di squali non c' neppure l'ombra di squali meccanici, magari sono squali tigre, squali inoffensivi, ma sono tutti squali veri. Paolo Mereghetti  soltanto un poco pi generoso (una stella e mezzo): "Le avventure sono senza fantasia, ma Nero con parrucca bionda e occhio sbarrato  entrato nel pantheon del kitsch. L'abbinamento delle musiche di Guido e Maurizio De Angelis col montaggio di Gianfranco Amicucci rende comunque piacevoli le scene d'azione". Morando Morandini  il pi condivisibile (due stelle): "Una storia di avventure esotiche adatta anche ai ragazzi. Paesaggi suggestivi, bella fotografia e ritmo sostenuto".
Il cacciatore di squali, sull'onda della imperante squalomania, registra un grande successo al botteghino. Non solo in Italia, ma in mezzo mondo. Incassi meritati perch  un film originale.
L'ultimo squalo (1980), invece,  un film costruito sulla falsariga de Lo squalo di Spielberg con l'unico scopo di ricalcarne il successo commerciale. Lo avrebbe dovuto scrivere Dardano Sacchetti perch la sceneggiatura esistente non funzionava, ricordava troppo il film americano, ma poi non se ne fece di niente perch Castellari aveva gi redatto gli storyboard e gir la sua versione. L'ultimo squalo lo scrive (sarebbe pi opportuno dire lo copia...) Ugo Tucci e lo sceneggia Vincenzo Mannino. La fotografia  di Alberto Spagnoli, le musiche sono di Guido e Maurizio De Angelis, le scenografie di Francesco Vanorio, il montaggio di Gianfranco Amicucci, gli effetti speciali di Antonio Corridori. Lo squalo meccanico  una creazione di Giorgio Ferrari e Giorgio Pozzi. La fotografia subacquea (ottima)  di Arnaldo Mattei e Giancarlo Formichi Moglia. Producono Maurizio Amati e Ugo Tucci per Uti e Horizon. Distribuzione Variety. Il cast  in gran parte nordamericano: James Franciscus, Vie Morrow, Joshua Sinclair, Micaela Pignatelli, Giancarlo Prete (si fa chiamare Thimothy Brent), Stefania Girolami, Gian Marco Lari, Massimo Vanni, Enio Girolami.
Il film  un vero e proprio rifacimento in salsa italiana del capolavoro di Spielberg. La storia  quasi identica, anche in questa pellicola c' il solito villaggio turistico terrorizzato da un gigantesco esemplare di
squalo bianco. L'unica differenza sta nel fatto che abbiamo un aspirante sindaco (Joshua Sinclair) che intende far disputare una regata di windsurf a ogni costo. Uno scrittore (James Franciscus) e un esperto cacciatore di pescecani (Vie Morrow), affronteranno la bestia marina. Le autorit locali vogliono insabbiare la vicenda per non perdere credibilit alla vigilia delle nuove elezioni. Il futuro sindaco tenta di uccidere lo squalo ma viene risucchiato in mare con il suo elicottero e subito dopo divorato. Ci rimette le gambe anche la giovane figlia dello scrittore, interpretata da Stefania, la figlia di Castellari. Un intenso finale registra la morte del lupo di mare ma subito dopo lo scrittore riesce a far saltare in aria lo squalo con una carica di dinamite che l'amico teneva legata al cinturone. La sceneggiatura  copiata dal kolossal americano ma Castellari realizza un lavoro interessante che dimostra tutta la sua tecnica e la predisposizione a girare cinema avventuroso. Gli effetti speciali sono poveri e rozzi, lo squalo meccanico  realizzato con poche lire, un animatronix che si muove a fatica, pare un fantoccio di gomma. Verso la fine del film le cose peggiorano perch i meccanismi si guastano ed  possibile utilizzare soltanto la testa per le scene girate fuori dall'acqua. Il film  realizzato senza grandi mezzi, girato tra gli Stati Uniti e in Sicilia, solo per questo va apprezzato, con poche risorse fornisce due ore di divertimento e di pura azione. Citiamo alcuni momenti splatter interessanti: il pescecane stacca di netto le gambe al sindaco, la figlia dello scrittore viene azzannata dallo squalo, infine le sequenze finali vedono la zattera presa d'assalto dal mostro marino che divora le gambe a tutti coloro che sono nei paraggi. La pellicola riscuote un incredibile successo commerciale, persino negli
Stati Uniti incassa quasi quanto il primo capitolo della serie originale: 18 milioni di dollari nel primo mese. La Universal sta realizzando Lo squalo 3 ed  infastidita dalla presenza del film italiano al punto di promuovere una causa per plagio. Non  difficile vincere la causa per la grande casa nordamericana, anche perch di fatto la sceneggiatura  costruita a imitazione del film di Spielberg. Tutto si risolve con il ritiro delle copie del film di Castellari in distribuzione negli Stati Uniti e con il blocco dell'uscita in Inghilterra. In Italia la pellicola viene distrutta dalla critica, come consuetudine per il cinema di genere, ma incassa molto ed  tra i successi della stagione cinematografica, presentato furbescamente come un sequel de Lo squalo. L'ultimo squalo registra ottimi incassi nel resto del mondo, pure in Sudamerica e in Asia. Castellari va fiero del suo film soprattutto per i trucchi poveri ma ben realizzati: "Abbiamo ricostruito lo squalo meccanico con la stessa professionalit degli americani, con meno soldi, usando tanta fantasia e un pizzico di furbizia. Tecnicamente rimane il mio film migliore" [Spaghetti Nightmares). Marco Giusti stronca senza piet (Stracult): Un po' meno comico de Il cacciatore di squali... un quasi remake dei primi due Jaws... troppo copiato per essere davvero di culto... Paolo Mereghetti: Il mostro meccanico  quasi immobile e l'insieme  prevedibile. Riconosciamo la poca originalit della storia, ma il film merita di essere visto per la spettacolarit di alcune scene d'azione e per la perizia tecnica con cui  girato e fotografato. Ottime riprese sottomarine, sufficiente tensione narrativa e, quando entra in azione lo squalo che azzanna e distrugge, le scene sono credibili. Una delle parti pi riuscite vede lo squalo portarsi in fondo al mare il sindaco con il suo elicottero. La sequenza finale sulla zattera e la rocambolesca fine dello squalo che viene fatto saltare in aria sono un gioiello del cinema d'azione. Senza contare che il finnico Renny Harlin, riprender anni dopo la sequenza dello squalo che trascina l'elicottero negli abissi in Blu profondo (Deep blue sea, 1999), produzione hollywoodiana ad alto budget. Si poteva evitare la scena patetica della figlia dello scrittore senza una gamba e il padre al capezzale che ricorda quando le insegnava ad andare in bicicletta. Una parte da lacrima movie che contamina il cinema avventuroso. Certo, l'accusa di plagio ci sta tutta: i personaggi interpretati da Franciscus e Morrow sono identici a quelli di Dreyfuss e Shaw ne Lo squalo di Spielberg e la storia, salvo poche varianti,  la stessa.
Terminiamo la rassegna degli squalo movie con Bruno Mattei, l'ultimo dei nostri artigiani, che fino alla fine cerca di far rivivere ogni genere cinematografico del passato. Cruel jaws (1995)  una pellicola girata in gran parte con materiali di recupero che possiede Gaudenzi, mentre le nuove sequenze sono girate a Miami. Barbara Di Girolamo da questo film in poi comincia a collaborare con Mattei come aiuto regista, collaboratrice alle sceneggiature e in sede di organizzazione. Bruno Mattei firma la regia come William Snyder e il montaggio con il proprio nome, soggetto e sceneggiatura sono del regista con la collaborazione di Robert Feen e Linda Morrison, la fotografia  di Luigi Ciccarese, le musiche sono di Michael Morahan. Produce Production Group. Interpreti: David Luther, Scott Silveira, Kirsten Urso, George Barnes Jr., Richard Dew e Sky Palma. Il tentativo  quello di inserirsi nel sottogenere degli animali feroci che tanto ha dato al
cinema bis, seguendo il successo internazionale de Lo squalo (1975) di Steven Spielberg, gi ampiamente imitato da registi italiani. Il titolo Cruel jaws richiama molto da vicino il titolo inglese Jaws (Fauci) del film progenitore di una serie di sottoprodotti che in ogni caso presentavano motivi di interesse. Il film di Mattei obiettivamente non dice niente di nuovo, ma  un remake de L'ultimo squalo (1981) di Enzo G. Castellari con molte scene di repertorio per le parti subacquee.
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GLI SQUALI SECONDO LAMBERTO BAVA E LUIGI COZZI. a cura di Gordiano Lupi.
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Shark, Rosso nell'oceano (Italia, 1984)  un curioso ibrido di horror, fantascienza e thriller, caratteristica di Lamberto Bava che riscontriamo in molte produzioni televisive. L'elemento gotico  costituito dal mad doctor creatore di un mostro marino per infestare le acque che circondano un'isola tropicale. Bava  abile nel conferire credibilit alla presenza del mostro e a creare la tensione sufficiente per sostenere una trama poco originale. Si va a nozze con lo splatter, vero marchio di fabbrica di Lamberto, anche se non si raggiungono gli eccessi della serie Dmoni. Il mostro marino dilania corpi, sbrana persone, distrugge membra, mentre abbondanti flussi di sangue colorano l'oceano.
Luigi Cozzi scrive Shark - Rosso nell'oceano ispirandosi ai kolossal statunitensi che dal 1975 in poi imperversano sugli schermi di mezzo mondo. Lo squalo  il modello di riferimento classico ma l'idea viene sviluppata con un pizzico di originalit e per questo avrebbe meritato miglior realizzazione tecnica. Luigi Cozzi scrive il film per girarlo lui stesso, la sua idea  completamente diversa da quella realizzata da Bava, forse condizionato anche da un budget irrisorio. Abbiamo chiesto a Dardano Sacchetti (uno degli sceneggiatori) cosa ricorda di questa pellicola. Ecco la sua risposta: Non conosco i retroscena di Shark, so solo che un giorno mi chiamarono i produttori Loy e Martino e mi dissero che dovevano fare questo film con Bava. Cozzi aveva abbandonato il progetto, credo perch in partenza fosse pi importante, pi costoso e soprattutto con una marcata impronta di fantascienza. Quando sono entrato io, come accadeva spesso con Martino, mancavano un paio di settimane all'inizio del film, non so neppure dove sia stato girato, so che il produttore andava a Miami. A quel che dice Cozzi avrebbe dovuto esserci una sorta di esperimento impazzito da cui prendeva il via tutta la trama, e poi gli effetti speciali dovevano essere pi curati. Credo, ma  solo una mia supposizione, che i produttori dopo aver tergiversato un anno con Cozzi abbiano affidato il film a Bava che ha dovuto fare tutto in poco tempo. Bava doveva fare un film meno costoso e in fondo pi simile a Lo squalo, ma in realt non c'erano soldi per realizzare nessun tipo di progetto. Basti pensare che l'unica scena in cui il mostro azzanna un uomo venne girata in un cortile con una mascella di legno azionata da me in un acquario e un po' di trippa sopra una camicia azzurra. La sceneggiatura originale venne massacrata per tirarci fuori un film che costasse il meno possibile e per fare le solite nozze con i fichi secchi. Ho fatto quattordici film con Bava e lo conosco dal 1970, siamo come due fratellastri che vanno avanti tra alti e bassi, complicit e sgarbi, ma su questo film non c' stato molto scambio perch tutto  avvenuto in fretta.
La produzione di Shark  italo-francese, il cast  in gran parte italiano ma nascosto sotto nomi anglofoni. Il soggetto  di Lewis Coates (Luigi Cozzi), Dean Lewis (Sergio Martino) e Martin Dolman (Luciano Martino). La sceneggiatura di Gianfranco Clerici, Frank Walker (Vincenzo Mannino), Dardano Sacchetti e Herv Piccini. Musiche di Anthony Barrymore (Fabio Frizzi), scenografie e costumi di Antony (Antonello) Geleng. Ottima la fotografia caraibica e subacquea di John Me Ferrand (Giancarlo Ferrando), mentre lascia a desiderare il montaggio di Bob Wheeler (Roberto Sterbini). La cosa peggiore sono i risibili effetti speciali di Germano Natali e il mostro marino ideato da Ovidio Taito. Lamberto Bava firma la regia come John Old jr., in onore del padre Mario che usava lo pseudonimo di John Old. Le attrici principali sono le attraenti Valentine Monnier e Iris Peynado, ma in ruoli minori non vanno dimenticate Dagmar Lassander (mai vista recitare cos male) e Cinzia De Ponti (Cinthia Stewart). Gli attori protagonisti sono Michael Sopkiw, Gianni (John) Garko, William Berger e Paul Branco. La pellicola  girata in Florida e nel Parco Nazionale delle Everglades, per la precisione nell'arcipelago delle Florida Keys, nelle citt di Keys West e Mara thon.
Prima di tutto contestiamo la definizione di "squalo all'italiana" fornita da Marco Giusti su Stracult, perch il film non parla di uno squalo ma di un mostro marino creato in laboratorio da un folle scienziato che con il suo aiuto pensa di dominare il mondo. Il mostro fa parte del progetto "Sea killer" ed  aggressivo come uno squalo bianco, ha la forza e i tentacoli di una gigantesca piovra, l'intelligenza di un delfino e la mostruosit di un animale preistorico. Per realizzare tutto questo serviva un vero mostro marino da dare in pasto alla fantasia degli spettatori, mentre nel film di
Bava vediamo solo tentacoli e denti, Non ci sono abbastanza soldi per creare un gigantesco fantoccio di dodici metri di lunghezza, per questo si sceglie la via pi breve: inquadrare soltanto fauci e tentacoli del bestione. I primissimi piani dell'animale si sprecano e i denti che si abbattono sui malcapitati lasciano la loro brava scia di sangue, ma non  abbastanza. Lamberto Bava tenta di salvarsi giocando la carta dello splatter con qualche testa mozzata, gambe segate da denti famelici, moncherini di braccia e un po' di sangue sparso nell'oceano. Lo spettatore resta deluso perch non vede mai il mostro di cui si parla e la vana attesa lo indispone. Protagonisti sono un'allevatrice di delfini (Valentine Monnier) e il suo geniale amante (Michael Sopkiw) che alla fine liberano il mondo dalla terribile minaccia. Gianni Garko  il compagno dell'allevatrice, Iris Peynado  la donna di Sopkiw, mentre Dagmar Lassander interpreta la malefica amante dello scienziato pazzo. Il film  lento, per entrare nel vivo della narrazione si deve penare parecchio, la trama risulta farraginosa perch il regista fatica a imbastire la suspense. Alcuni delitti legati alla comparsa del mostro dovrebbero far capire il collegamento tra creazione in laboratorio e persone eliminate perch conoscono il segreto. La cosa migliore del film sono la fotografia subacquea e gli scenari caraibici. L'ambientazione  curata, ma spesso la regia insiste su particolari da film sentimentale (tramonti e abbracci romantici), quasi dimenticando che si tratta di un film avventuroso. La musica  suadente, le mangrovie spettacolari, le spiagge bianche suggestive, tutto vero, ma il mostro marino non si vede mai. E in un film che dovrebbe avere protagonista una presenza che viene dagli abissi  imperdonabile. Il mistero del mostro sta
tutto nel laboratorio di genetica di una grande azienda, dove l'assistente Davis e la moglie del responsabile sono i responsabili della folle macchinazione. Il film  appesantito da dialoghi assurdi tipo: Come mai sta accadendo tutto questo? Non lo so. So solo che qualcuno ci vuol tenere lontani dal mostro. Degno di nota il fumettistico: Non riuscirete mai a distruggere la mia creatura, recitato in punto di morte dallo scienziato pazzo. Il montaggio  lentissimo, ricco di sequenze interminabili che andavano tagliate se si voleva conferire un ritmo da thriller fantastico. La regia risulta diligente e metodica, non certo geniale, mentre un pizzico d'inventiva non avrebbe guastato. Ci sono brevi sprazzi di erotismo spesso fuori luogo, soprattutto mal interpretati da Iris Peynado e Valentine Monnier. La recitazione  un altro punto debole di una pellicola deludente che vive di stereotipi fumettistici. Abbiamo lo scienziato pazzo, l'amante perfida, il poliziotto ottuso, il geniale inventore, la bella intrepida e la ragazza sensuale che si lascia sedurre. Tutto questo sarebbe anche perdonabile se il film presentasse ottimi effetti speciali e mettesse in primo piano il mostro marino. Qualche sequenza  da salvare, soprattutto quando il bestione attacca e uccide catturando con i suoi orribili tentacoli, masticando i malcapitati con i denti aguzzi. Cozzi vorrebbe scrivere un film fantascientifico mascherato da pellicola sui mostri marini, per questo inventa la storia dello scienziato che crea in laboratorio una minaccia surreale. Il mostro  un pesce di razza sconosciuta, una specie di fossile dei mari, un protosqualo velocissimo e fantastico, lungo dodici metri, dotato di una bocca larga un metro e mezzo. Se lo avesse girato Cozzi, con il budget promesso dal produttore, gli effetti speciali non solo
non sarebbero mancati ma sarebbero stati la colonna portante del film. Una volta ridotta la storia a una sorta di thriller mal riuscito, il copione originale perde tutte le sue potenzialit. Una trovata interessante da un punto di vista narrativo  la scoperta che il mostro si riproduce da solo e che da un brandello si possono generare centinaia di esseri identici. Il pericolo viene scongiurato attirando il mostro sul bagnasciuga e incendiando la zona circostante. Assistiamo a una spettacolare carneficina di uomini maciullati da denti famelici, un vero trionfo di splatter, come piace a Lamberto Bava. La sceneggiatura delle sequenze finali  opera di Dardano Sacchetti: la minaccia viene scongiurata grazie a fiamme che divorano denti e tentacoli. L'ultima scena  forse la cosa peggiore del film. I protagonisti progettano una vacanza in montagna dopo aver passato tanti pericoli per colpa del mare. La risata dei protagonisti chiude un pessimo spettacolo che Paolo Mereghetti definisce "un modesto horror artigianale travestito da produzione straniera".
Shark si aggiudica il poco invidiabile primato di aver ottenuto solo stroncature da parte della critica specializzata, ma anche le peggiori valutazioni da parte degli utenti del sito Internet Movie Database. Nel 2007 entra nella Bottom 100, occupando la posizione numero ottantatre, quindi esce di classifica.
Facciamo un po' di storia del film, anche se  difficile separare realt da leggenda. L'idea viene a Sergio e Luciano Martino che contattano Luigi Cozzi, chiedendogli un soggetto ispirato a Lo squalo ambientato niente meno che a Venezia. Il primo trattamento  intitolato Fauci divoratori e sarebbe divertente leggerlo, ma non  stato mai tradotto in pellicola a causa di problemi economici. Cozzi viene invitato a scrivere
una storia pi fattibile, visti i soldi a disposizione, e lui si ispira al romanzo Urania L'incubo sul fondo di Murray Leinster, con integrazioni finali a cura di Dardano Sacchetti. Mino Loy produce questo soggetto, affidato a Lamberto Bava che attinge sia da Spielberg che da Sergio Martino (L'isola degli uomini pesce). Pettegolezzi narrano di Martino come regista aggiunto, ma fonti autorevoli confermano che il solo direttore del film  Lamberto Bava. Riportiamo una sua dichiarazione reperita in rete: La sceneggiatura non era poi male ma troppo pretenziosa da realizzare coi nostri mezzi, cos mi venne l'idea di salvare capra e cavoli aggiungendoci un po' di mistero e intreccio giallo invece che puntare sugli effetti speciali, che poi non erano cos speciali. Il mostro era ingovernabile. Feci costruire due piccoli mostri, che vennero usati maggiormente, mentre il mostro grande venne utilizzato pochissimo. Cercai di far vedere il mostro il meno possibile, come se fosse l'assassino in un film giallo. Bava deve lavorare con un cast composto da persone che parlavano tre lingue diverse e con una troupe italoamericana. Inoltre le condizioni in cui venne girato il film erano proibitive, sia per il clima che per l'ambiente con cui si doveva fare i conti.
Shark non  certo un capolavoro (tutt'altro!), ma dopo il debutto italiano del 7 settembre 1984, esce anche in Francia (Apocalypse dans l'ocean rouge, 1985), Stati Uniti (Devil Fish, 1986) e Filippine (Dayao, Monster Shark, 2000). Visto censura 80045, concesso il 5 settembre 1984, come film per tutti. In Australia e Stati Uniti  una pellicola contrassegnata da una R (violenza, gore e linguaggio scurrile), mentre quando esce in Germania Ovest  vietato ai minori di
anni 18, in Spagna e nelle Filippine ai minori di 13, in Norvegia ai minori di 16.
La critica stronca sin dall'anteprima torinese al cinema Nazionale (10 settembre 1984], con un pezzo uscito su La Stampa: "Fare un film del filone squalo e accontentarsi di effetti speciali scadentissimi equivale a candidarsi al sicuro insuccesso di pubblico". In realt il pubblico italiano decreta un successo inatteso per la pellicola con un incasso di 418 milioni di lire, ma gli introiti sono buoni anche nel resto del mondo, pur non rientrando nei cento migliori stagionali.
Shark viene distribuito in VHS per il mercato italiano nel 1984. Negli Stati Uniti esce come Devil Fish. Il primo paese a distribuire il DVD  il Giappone (2000), come Jaws Attack 2, presentato come sequel de La notte degli squali (1988) di Tonino Ricci, uscito come Jaws Attack. Il DVD  reperibile anche in Germania, come Monster Shark e Der Monster-Hai.
Registriamo persino un remake apocrifo del film di Bava e Cozzi, prodotto circa vent'anni dopo da Roger Corman, girato in Messico da Declan O'Brien con il titolo di Sharktopus e identica trama. Interpretato da Eric Roberts, Kerem Bursin, Sara Malakul Lane; non esce al cinema ma solo nei circuiti televisivi (Syfy, 25 settembre 2010) e Home Video. Inedito in Italia. Non contento, Corman produce pure Sharktopus 2, poi modificato in Sharktopus vs Pteracuda (2011), prodotto dedicati alla televisione di genere. Previsto anche Sharktopus vs Mermantula. Siamo ai limiti della follia, tra ibridi formati da squali e polpi, tarantole e tritoni, barracude e pteranodonti.
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LA NOTTE DEGLI SQUALI. (ITALIA, 1988). a cura di Edoardo Trevisani.
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James Zickler entra in possesso di un disco che contiene i segreti scottanti di una compagnia internazionale e li invia a suo fratello David, che fa il cacciatore di squali in Messico, insieme a un sacchetto di diamanti. David riceve gli oggetti, ma suo fratello nel tentativo di raggiungerlo viene ucciso da alcuni sicari. David, per liberarsi degli assassini e vendicare il fratello ricorrer agli squali.
Sceneggiato da Tito Carpi, diretto da Tonino Ricci (accreditato come Anthony Richmond) e prodotto in collaborazione con la Rai, La notte degli squali  un piccolo film d'avventura d'ambientazione caraibica, in cui gli squali ricoprono un ruolo piuttosto marginale.
Lo svolgimento  poco esaltante e le scene d'azione rivelano qualche limite d'inventiva: gli squali sono autentici, ma le scene degli attacchi non riescono a risultare credibili, forse anche a causa della destinazione televisiva, che non permette picchi cruenti a cui altri film di squali ci hanno abituato.
Il cast  composto da nomi di gi abbastanza famigliari nel panorama del cinema di genere italiano come Janet Agren, John Steiner, Christopher Connelly, Sal Borgese (Salvatore Borgese, presente in numerosi film con Bud Spencer e Terence Hill), ma nessuno
sembra recitare con convinzione, tranne forse Treat Williams, che interpreta il protagonista. Le musiche sono di Stelvio Cipriani, che di certo ha fatto di meglio.
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SHARK WEEK. (USA 2012). a cura di Edoardo Trevisani.
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Un gruppo di perfetti sconosciuti si ritrova prigioniero su un'isola di propriet di un vecchio pazzo che, per vendicarsi della morte del figlio, li obbliga ad affrontare un percorso disseminato di squali. Uno dopo l'altro, i malcapitati faranno una brutta fine e solo uno di loro riuscir a liberarsi e a sconfiggere i cattivi.
L'idea di base, quella del pazzo omicida che gioca con le vittime,  palesemente ripresa da Saw - L'enigmista ed  portata avanti come un videogioco in cui gli squali (ciascuno di una specie diversa) fungono da boss di livello. Il film  prodotto dalla Asylum e ha valore solo in quanto testimonia che la moda dei film sui pescecani in fondo non tramonta mai. Per il resto, si tratta di un'opera inguardabile sotto tutti i punti di vista. La recitazione  inesistente, la regia  all'insegna di errori e le scelte stilistiche risultano incomprensibili; la fotografia  televisiva e la sceneggiatura  ridicola, ma mai quanto gli effetti speciali. Gli attacchi degli squali (i quali ovviamente ruggiscono come leoni della savana) sono immotivati e non suscitano alcuna paura. Su tutte, per idiozia, domina per la scena della spiaggia minata: non si capisce perch i protagonisti, una volta scoperta la trappola, non facciano il giro largo per evitarla, ma soprattutto non risulta che in nessun campo di battaglia sia sufficiente correre all'impazzata per evitare di essere uccisi dalle mine. Shark week  un film estremamente noioso, che non pu piacere, neanche agli amanti del c.d. trash. Comunque sia,  in qualche modo approdato persino sulla televisione italiana.
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BLU PROFONDO. (USA, 1999). a cura di Nico Parente.
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Diretto dal bravo Renny Harlin, Deep blue sea (questo il titolo originale)  un film del 1999, scritto da Duncan Kennedy, Donna Powers e Wayne Powers, che vede protagonisti Saffron Burrows, Thomas Jane, LL Cool J, Michael Rapaport, Stellan Skarsgard, Samuel L. Jackson e Jacqueline McKenzie.
A capo di un gruppo di ricercatori, la dott.ssa Susan McCallister (Saffron Burrows)  impegnata nel trovare una cura alla malattia che le ha portato via il padre: il morbo di Alzheimer. Per far fronte a questo utilizza come cavie per i suoi esperimenti 3 squali, geneticamente modificati e dalla mole impressionante, che vivono assieme al gruppo di ricerca nel centro Aquatica. Lo studio  finanziato da un importante uomo d'affari, Russell Franklin (Samuel L. Jackson), il quale ha bisogno di un riscontro imminente per evitare che i titoli in borsa crollino. Anticipato di due mesi il test, alla presenza di Franklin, il personale ridottissimo (per via del weekend) di Aquatica si trover costretto ad affrontare la furia della natura. Una serie di drammatici incidenti, la tempesta e l'istinto omicida dei predatori ai quali la dott.ssa McCallister ha aumentato la massa cerebrale rendendoli estremamente
intelligenti, sanciranno la fine di Aquatica e di molti appartenenti al gruppo di ricerca.
Quella appena riportata , in sintesi, la trama di uno dei migliori action catastrofici che hanno per protagonista la pi antica macchina di morte vivente: lo squalo. Quello avviato da Spielberg nei lontani Settanta con il suo Jaws  un filone prolifico che, nel corso degli anni, ha dato vita a veri e propri grandi film, tra cui questo Blu profondo. Sebbene il lavoro diretto da Harlin abbia gi compiuto 15 anni dalla sua uscita nelle sale, ancora oggi risulta un film di ottima fattura, originale nell'evolversi della trama e con al centro della sceneggiatura tematiche e drammi dei giorni nostri. Gli addetti al copione hanno realizzato un lavoro egregio, arricchito e perfezionato dalle inquietanti musiche curate da Trevor Rabin, dalla buona fotografia di Stephen F. Windon e dal montaggio serrato di Derek Brechin, Dallas Puett e Frank J. Urioste. Seppur gli squali non possono considerarsi elemento marginale all'interno del film, ci su cui la trama verte  la ribellione della natura alla volont dell'uomo, in questo caso ribaltato da ricercatore a ricercato. Gi, perch all'interno di Aquatica non saranno pi gli squali ad essere braccati dall'impavido Carter (Thomas Jane), ma daranno sfogo al loro primordiale istinto omicida, reso ancora pi letale dall'intervento della scienza, stando alle costole dei pochi sfortunati presenti durante l'esperimento che decider le sorti di Aquatica. Un vero e proprio inno alla libert, se vogliamo, scandito sul finale dalle parole di Carter che ha la soluzione all'indovinello lanciato da Franklin prima di essere divorato in maniera inaspettata da uno dei tre mostri marini: "A questo pensa uno squalo
mako di tre tonnellate e mezzo: alla libert, al blu profondo dell'oceano".
Pi volte ritorna il tema dell'uomo colpevole della rivolta del suo stesso creato, imprigionato in una morsa letale che lo accusa di essersi spinto troppo oltre, non rendendosi egoisticamente conto dei danni che il suo atteggiamento pu provocare. La bestia imprigionata che sfonda la rete per tornare nella sua dimensione naturale, che rivendica ci di cui l'uomo l'ha privata,  la sequenza fulcro di questo film i cui effetti speciali, realizzati con un digitale per l'epoca davvero eccellente, curati dalla Industrial Light & Magic contribuiscono ad inchiodare lo spettatore alla poltrona. La specie animale che invoca la libert, anche a costo di far prigioniero l'uomo, questo  il messaggio sottile e tagliente lanciato al pubblico. Un genere, d'altronde, il catastrofico che ha per fondamenta la denuncia contro la follia e la mano rovinosa dell'uomo. Una prigione per squali, situata nel mezzo dell'oceano, destinata a diventare la tomba dell'essere umano e della ricerca che, incuranti del pericolo e della forza devastatrice della natura, arrivano a creare qualcosa che non possono pi controllare, giungendo a regredire sulla scala evolutiva.
Hai ottenuto di dare volont e raziocinio alla pi antica macchina di morte vivente. Hai ottenuto di sbatterci sul gradino pi basso della catena alimentare, questo rimprovera l'ex detenuto Carter a Susan che, non decisa ad arrendersi all'idea di abbandonare i risultati frutto della sua ricerca, continua ad affermare di essere stata obbligata ad aumentare la massa cerebrale degli squali. I personaggi risultano davvero ben scritti e i dialoghi, come spesso nel genere action contrariamente avviene, non scadono quasi mai nello
scontato. Susan, interpretata perfettamente dall'affascinante Burrows, arriva a ricoprire quasi il ruolo di madre nei confronti degli squali, sue creature infatti. La dottoressa protegge lo squalo quando Carter, a fine esperimento, tenta di ucciderlo per aver staccato di netto il braccio a Jim con un morso. Ancora, Susan non arriver mai ad ammettere la potenza e la pericolosit delle sue creature, per lei pur sempre animali, come dir nel finale poco prima di essere divorata dall'ultimo squalo rimasto. Le uccisioni dei predatori sembrerebbero un chiaro tributo alla saga lanciata dal maestro Spielberg: la morte pervia del fuoco, dell'elettricit o dell'esplosione risultano essere dei palesi richiami alla saga originale. Ma se Susan ricopre inconsciamente il ruolo materno, assurge a simbolo di paternit il pi anziano tra loro, Franklin, un impeccabile L. Jackson. Sar infatti lui nei momenti di maggior tensione tra i sopravvissuti all'allagamento di Aquatica, alla tempesta e alla furia degli squali a riportare l'ordine e la calma necessari per trovare una soluzione in una situazione cos drastica. Lui che ha sfidato una valanga di ghiaccio e che quindi crede di poter vincere gli squali, cosa che non potr neppure tentare. Lo squalo di Blu profondo non uccide per fame, ma per spirito di sopravvivenza, quasi per vendetta. Sembra una sfida aperta tra l'uomo e la bestia e, non a caso, Susan viene divorata dallo squalo che, a sua volta, ha protetto da Carter. La casualit  un altro elemento ricorrente all'interno del film: il cuoco, il simpatico ed eroe nel finale LL Cool J, che rischia di morire bruciato nel suo stesso forno, ad esempio. Lui, nero, credente e confinato a vivere la sua vita sott'acqua in compagnia del suo pappagallo Piattola, che da mero addetto ai fornelli arriva a ricoprire il ruolo di salvatore. Sar grazie a lui che l'ultimo squalo verr fatto saltare in aria, consentendo a Carter di salvarsi e al predatore di non fuggire. Il ribaltamento di ruoli all'interno del film di Harlin  un elemento presente per tutta la sua durata. I momenti di tensione, presenti sin dai primi minuti, creano un'atmosfera sinistra e ricca di suspence, rendendo qualsiasi angolo di Aquatica un'insidia. Persino il percorso obbligato dei protagonisti diviene un girone dantesco, trasformando un'immensa distesa d'acqua cristallina in un vero inferno: i pochi superstiti infatti scendono per poi risalire. Non a caso, una volta emersi in superficie, ad attenderli vi  la quiete e il sole splendente, come la luce profetizzata da Dante. Anche la simbologia religiosa trova spesso spazio: il cuoco sfugge alla morsa letale dello squalo per via del crocefisso che porta al collo e col quale acceca l'animale, che lui stesso definisce "il Diavolo in persona". Non mancano poi gli antipodi religione/scienza: lo squalo stesso verr conteso tra Franklin e Jim, ad esempio. Se il primo lo considera, sbalordito, opera della 'creazione divina', l'altro lo definisce risultato da laboratorio, in un continuo alternarsi di posizioni divergenti e opinioni contrastanti. Gli squali risultano davvero ben realizzati e realistici, eccezion fatta per alcune sequenze nelle quali il digitale predomina. Le morti dei poveri malcapitati durano una manciata di secondi, ma ad inquietare  la costante presenza dei predatori e il non poter prevedere la loro prossima mossa. Gli squali di Blu profondo sono velocissimi, nuotano all'indietro, attaccano in sincronia e sono intelligentissimi. Una macchina di morte micidiale alla quale  impossibile sfuggire. Tra gli attori merita un plauso il bravo e bello Thomas Jane, un cowboy del mare che cavalca squali di 13 metri attaccandosi alla loro pinna, che ha voluto chiudere col passato infelice, parla poco e conosce meglio di chiunque altro le cavie di Aquatica. Fortemente significativa la scelta di salvare i personaggi di Carter e del cuoco: un bianco e un nero. Non solo. Ambedue con un passato poco glorioso alle spalle, che hanno finalmente l'occasione di riscattarsi con la societ ponendo fine alla follia del gruppo di ricerca che, anzich progredire, ha fallito drasticamente. Nel complesso un film gradevole, che regala un'ora e 45 minuti di pura tensione mista all'azione e che, differenziandosi da moltissimi altri lavori del genere, racchiude al suo interno messaggi profondi, forti e che stritolano la coscienza dello spettatore pi attento.
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OPEN WATER. (USA 2003). a cura di Nico Parente.
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Chris Kentis rivela al grande pubblico le sue doti registiche realizzando proprio il film del quale ci apprestiamo a parlare: Open water. Riuscire ad emergere in un contesto cos ampiamente trattato e rivisitato sotto ogni punto di vista, come quello che vede protagonista lo squalo assassino, non  cosa facile ma Kentis sembra possedere talento e originalit a tal punto da riuscire a creare un piccolo gioiello. Kentis  autore a tutti gli effetti di Open water: sua infatti anche la sceneggiatura e la cura del montaggio.
In sintesi, la trama: Una giovane coppia, stremata dalla routine quotidiana e sull'orlo di una crisi, opta per una vacanza che include anche un'immersione nel bel mezzo dell'Oceano. Dimenticati dall'imbarcazione adibita per il trasporto dei visitatori, i due si ritroveranno a dover affrontare la fame, la sete, il freddo, la stanchezza e...gli squali! Tutto questo dovendo restare a galla in un'infinita distesa d'acqua.
Patito dello stile realista, Kentis realizza un'opera senza precedenti per la quale ricorre all'utilizzo di squali veri. Uno sconvolgente dramma che riesce, nonostante la costante ombra delle pinne mortali che ronzano attorno ai due malcapitati, perfettamente interpretati da Daniel Travis e Blanchard Ryan, a spostare l'asse dell'attenzione sul difficile rapporto vissuto dalla coppia presentando allo spettatore in prima persona le loro ansie, il loro continuo bisogno di additarsi, lo stress che caratterizza la loro difficile relazione e l'insofferenza reciproca. Ispirato a una tragica vicenda realmente accaduta, Open water  un film che punta dritto al sistema nervoso, sfinendo chi lo guarda. Quest'ultimo viene indotto quasi a voler augurare la morte ai protagonisti pur di porre fine alla loro continua angoscia e agonia. Un film che spinge lo spettatore a riflettere sulla morte ma soprattutto sulla vita: sulle ansie quotidiane, le frustrazioni mai sfogate, la stanchezza frutto della routine e della quotidianit...
Una tra le sequenze pi inquietanti e riuscite  certamente quella che vede la coppia, sul calar della sera, terrorizzata dal sopraggiungere di un violento temporale e dagli squali che si aggirano in cerca di cibo. Il film di Kentis non lascia spazio a lieto fine o a risvolti positivi: il dramma vissuto dalla giovane coppia, anzi,  talmente avvilente tanto da auspicare presto il sopraggiungere della fine. Il finale, imprevedibile e di grande impatto, incute sgomento nello spettatore, tagliando di netto anche quel sottile filo di speranza al quale si era appigliato e che gli ha permesso di restare inchiodato alla poltrona. I dialoghi, mai scontati e necessari per conoscere i protagonisti e la loro storia, rappresentano il punto di forza del film. La regia risulta davvero ottima, considerando la forte convinzione di Kentis di ricorrere ad uno stile il pi realistico possibile e, sotto alcuni aspetti, magari un po' artigianale. Elemento che per non guasta. Un film assolutamente godibile, dalla chiave interpretativa originale e, non a caso, divenuto un piccolo cult. Un
unico suggerimento per chi ancora non avesse visto il film: se siete facilmente suggestionabili, fate incetta di adrenalina e sangue freddo. Open water  in grado di sfinire letteralmente lo spettatore. Davvero un ottimo lavoro, che vanta anche un sequel: Open water 2 - Adrift.
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SHARK 3D. (AUSTRALIA, 2012). a cura di Nico Parente.
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Provate una combinazione mortale: un'onda anomala che si abbatte su una cittadina portando con s feroci squali bianchi. Il risultato? Shark 3D di K. Rendali, un film catastrofico dal contenuto originale e che mira a richiamare il tragico evento dello tsunami. Rendali regala al pubblico un lavoro di buona fattura, gradevole nel complesso e con forti messaggi di denuncia. Le scelte registiche, cos come le prove attoriali (eccezion fatta per un paio di volti) si rivelano assolutamente vincenti, contornando il film di tensione, adrenalina e sangue al punto giusto.
Josh (Xavier Samuel), dopo aver visto divorare il suo migliore amico da un feroce squalo bianco, abbandona il mestiere di bagnino per lavorare in un supermarket. Il ragazzo tronca di netto col passato, optando per allontanarsi anche dalla sua ragazza Tina (Sharni Vinson). Un anno dopo, la furia di uno tsunami si abbatte sulla cittadina australiana interrompendo una rapina in corso nel supermarket dove Josh lavora e finita nel sangue. I pochi sopravvissuti alla furia dell'onda anomala si accorgeranno ben presto di non essere i soli in acqua...
Differentemente da tantissimi altri B-Movie del genere, Shark 3D riesce a tenere alta l'attenzione, complici anche una bella fotografia a cura di Ross Emery e la sceneggiatura, scritta a quattro mani da Russell Mulchay e John Kim, che affronta attraverso le battute anche temi profondi e non scontati, come il senso di colpa del protagonista Josh e la sua dura decisione di doversi allontanare dall'amore della sua vita per non ricordare. Divertente la scelta del 3D, pur non essendone chi scrive un patito, ma l'opportunit di poter fronteggiare a distanza ravvicinata e per la prima volta un grande squalo bianco diverte e al contempo funziona. Gli squali in Shark 3D non sono i protagonisti assoluti, pur facendo certamente notare la loro presenza grazie alle bellissime e realistiche sequenze che li vedono in azione. Ad essere messa in rilievo, infatti,  anzitutto la mano dell'uomo e la sconvolgente quanto angosciante routine quotidiana che condanna chi ci lavora, se non a morire nel corso di una rapina o per bocca di uno squalo, a doversi arrendere all'idea di trascorrere la sua vita all'interno di un supermarket per pochi dollari al mese. L'onda come punizione inflitta all'uomo quindi, e la furia animale che rivendica il suo ruolo nel suo habitat. I protagonisti presentano ciascuno differenti caratteristiche e Shark 3D, a tratti, si mostra quasi come un reality show intento a proiettare al pubblico una situazione d'emergenza durante la quale individui tra loro totalmente differenti, non a caso sono presenti gli antipodi poliziotto e criminali, possono coalizzarsi e comprendere quanto sia necessario per la loro sopravvivenza rientrare nei propri confini e limiti e ammettere la propria posizione subordinata dinnanzi a Madre Natura e al suo creato. Le scene che vedono gli squali in azione sono cariche di suspence e tensione. Il sangue scorre e il terrore accompagna costantemente l'immersione in
acqua dei protagonisti. Una sequenza in particolare, quella che vede il titolare del supermarket tentare la fuga attraverso una tubatura e poi essere tagliato a met di netto dallo squalo, sembra voler richiamare una scena topica del nostro L'ultimo squalo di Enzo G. Castellari (qui trattato). Bravi gli attori, soprattutto la bella e affascinante Sharni Vinson, che gli amanti dell'horror hanno potuto apprezzare nel bellissimo slasher You're Next. Il finale ha un risvolto tragico, difatti una volta riemersi dalle macerie e scampati alla mandibola micidiale degli squali, i nostri si ritrovano alle prese con un' intera citt rasa al suolo. Paradossalmente, i protagonisti potrebbero essere definiti come i 'fortunati' di turno in confronto a chi non ha resistito alla furia dell'onda. Anche in Shark 3D non mancano i riferimenti alla saga originale de Lo squalo e, come quasi in tutti gli shark movie, l'elettricit si rivela essere l'elemento distruttivo del predatore dei mari. Toccante il tema del riscatto, gi presente in Blu profondo: in Shark 3D, il rapinatore Doyle (Julian MacMahon) ha l'opportunit di riscattarsi per il male inferto agli altri, ad esempio, e lo fa proprio uccidendo il suo compagno sanguinario e salvando la vita alla bella commessa offerta in pasto dal killer allo squalo. Anche la scelta del supermarket, forte elemento simbolico di denuncia alla societ consumista, si rivela gradevole e non scontata. Un film che non aspira certo ad occupare posti di rilievo nelle classifiche (come da genere d'altronde), ma che merita di essere rivalutato sotto l'aspetto pi profondo e interessante che lo vede impegnato quale film di denuncia sociale. Anche le musiche di Joe Ng e Alex Oh contribuiscono a creare atmosfere sinistre e in linea con il contenuto drammatico del film. Un plauso va poi alla sequenza finale, quella che ci accompagna ai titoli di coda e che ci presenta il volo di un gabbiano sulle profondit dell'oceano interrotto da uno squalo improvvisamente emerso dall'acqua.
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SHARKNADO. (USA, 2013). a cura di Nico Parente.
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Inutile voler far giri di parole o cercare ad ogni costo un senso a tutto. Molte volte, un film  anche bello proprio perch privo di ragione, impegno e stile.  il caso di Sharknado (2013), diretto da Anthony C. Ferrante e scritto da Thunder Levin. Tra gli interpreti di questa bizzarra pellicola troviamo: Ian Ziering, Tara Reid, Chuck Hittinger, Aubrey Peeples, John Heard, Cassie Scerbo, Jaason Simmons, Diane Chambers, Julie McCullough e Robbie Rist.
Ennesima produzione Asylum, come ci si aspetta dal marchio di fabbrica B-Movie, Sharknado  un film catastrofico che mira semplicemente nella sua assurdit a sbalordire lo spettatore e a farlo divertire. La trama, del tutto surreale, vede una serie di tornado trascinare dalle coste del Messico sino a Los Angeles un'orda di squali affamati pronti a piovere dal cielo e fare strage di umani, ha per protagonista Fin (Ian Ziering), ex surfista, che parte alla ricerca della ex moglie April e della figlia in compagnia della barista Nova e di George, un vecchio ubriacone. Gli effetti, doverosamente realizzati in digitale e doverosamente venuti male, contribuiscono a rendere la pellicola un film consapevole di non poter ricevere consensi tra il grande pubblico e che mira alla nicchia, ai cultori del cosiddetto trash, tra i quali difatti  divenuto un vero e proprio film culto tanto da arrivare a realizzarne un sequel. Le sequenze tipicamente splatter divertono e, se accompagnate doverosamente con pop corn e birra, hanno anche un loro perch. La demenzialit  alla base di una produzione Asylum e il lavoro di Ferrante  pienamente riuscito nell'intento di sconvolgere critica e pubblico perbenista proponendo un film dove a predominare sono gli effettacci, le assurdit e il sangue. Il tutto senza alcun impegno o sforzo cognitivo. I dialoghi non sono neppure da tenere in considerazione e la trama  una semplice sterile storia buttata gi per dar sfogo alla regia folle di questo copione partito e terminato come il genere trash comanda: senza alcun filo logico. Da apprezzare sono invece le scelte ai limiti dell'assurdo dello sceneggiatore e del regista: la sequenza che vede Fin entrare armato di motosega nella bocca di uno squalo volante ed uscirne vivo dalla pancia, doverosamente squartandola, merita un plauso per l'originalit e la follia, ingredienti che se mescolati sapientemente fanno di un B-Movie come Sharknado un vero e proprio cult. L'azione non manca e, tra uno squalo piovuto dal cielo e finito in piscina e centinaia di altri catapultati in ogni dove, il finale che vede il figlio di Fin, in compagnia di Nova, fermare i tornado colmi di squali con delle bombe artigianali  l'apice di questo film. Non potevano mancare le belle forme sinuose di prosperose donne americane e McGiver improvvisati, chiaramente il tutto in una cornice mastodontica quale quella di L.A. Un gioiellino per tutti gli amanti del B-Movie e del genere trash. Se siete alla ricerca di un film impegnato, non digitate sulla tastiera del vostro pc il titolo sopraindicato, potreste farvi male!
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SHARKNADO 2. THE SECOND ONE. di Nico Parente.
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Fin (Ian Ziering) ritorna a vivisezionare, munito di motosega, terribili squali bianchi che sorvolano i cieli stavolta della Grande Mela. Cambio di location quindi, da L.A. a New York, per la nuova produzione firmata Asylum e ancora una volta diretta da Anthony C. Ferrante. Giunto in Italia direttamente in versione homevideo, il sequel di Sharknado, vero e proprio cult B-movie degli ultimi anni, conferma il grande successo di una delle produzioni pi folli e demenziali dell'ultimo decennio. La saga non sembra infatti volersi arrestare e SyFy, il canale distributivo, ha gi dato il via ai lavori per il quarto capitolo. Un'orda di seguaci affezionatissimi al primo Sharknado infatti sembra richiedere sempre pi le gesta di Fin e della sensuale ex moglie April (Tara Reid), in questo secondo vortice di follia e sangue munita di una protesi sostitutiva della mano molto originale: una sega circolare. Scritto da Thunder Levin, autore del primo fortunato script, Sharknado 2 ci presenta Fin come un personaggio ormai rinomatissimo per via della sua prima eroica impresa nei cieli di Los Angeles. L'ex moglie April ha dedicato a lui un volume dal titolo "Come sopravvivere a uno Sharknado". Fin negli U.S.A.  ormai un eroe, un simbolo di liberazione, e presto verr incaricato di salvare New York dalla nuova furia di tornado misti a squali abbattutisi sulla Grande Mela. La prima scarica di adrenalina non tarda ad arrivare: Fin e April, a bordo di un volo che li condurr a New York, si ritrovano coinvolti in una vera e propria pioggia di squali. Sar proprio durante questa prima delirante messinscena che April perder una mano, tranciata di netto da uno squalo in volo. Passato alla guida dell'aereo, Fin tenter un atterraggio d'emergenza col quale metter in salvo molte vite. Giunto a New York, una nuova battaglia con gli squali in volo lo attende. Il secondo capitolo ci consente di conoscere pi a fondo la coppia protagonista e il loro passato, grazie anche all'inserimento di alcuni nuovi personaggi ( Skye, Martin, Ellen...). Non mancano i carnei interessanti, come quello che vede a dirigere l'unit dei vigili del fuoco il lottatore WWE Kurt Angle. Come nel primo, a predominare saranno gli effetti in digitale, spesso al limite del trash e del grottesco. Se credete infatti di aver visto il peggio del peggio nel primo capitolo, aspettate di vedere il sequel per pronunciarvi: squali in volo, in fiamme, alligatori che vagano nei sotterranei della citt, mostri marini lanciati all'inseguimento di una metropolitana in corsa, bombe lanciate con una grande fionda contro i tornado e persino (e qui si  raggiunto l'apice) la cavalcata sul dorso di uno squalo in volo!! I duri messaggi di denuncia non vengono meno neppure in un contesto cos surreale: palese infatti la critica nei confronti della distruzione ambientale che causer danni di bibliche proporzioni alla popolazione
umana. Scopriamo inoltre un Fin dotato di un vero e proprio spirito americano, patriottico, pronto anche a sfidare un tornado pieno zeppo di squali pur di rivelare la virilit di un new yorkese. I rimandi al primo capitolo non mancano, ma possiamo certamente affermare che in questo sequel la dose di adrenalina mista a follia  nettamente superiore a quella somministrataci col primo sconvolgente episodio. Il terzo capitolo, gi uscito negli U.S.A., ha luogo ancora una volta negli U.S.A. (e nello spazio!!!) ma pare che per i prossimi Sharknado, la furia della natura potrebbe scatenarsi in altre parti del mondo. Accertatevi di possedere una motosega da utilizzare contro gli squali nell'occhio del ciclone, magari il prossimo Sharknado potrebbe abbattersi sulle nostre coste!
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NON SOLO SQUALI.
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Dopo il grande successo de Lo squalo, il cinema horror  stato letteralmente invaso da film che prendono come modello d'ispirazione il capolavoro di Spielberg. Tuttavia non sempre si tratta di pellicole con famelici e inarrestabili squali. Capita, alle volte, che registi e produttori scelgano altre vie, portando sulla scena creature marine diverse, ma altrettanto fatali, dando vita a un universo multiforme di creature acquatiche che affiorano dagli abissi (del mare, come dal nostro inconscio) per seminare l'orrore fra i bagnanti e l'incertezza in una societ che crede di poter sempre e comunque dominare la natura.
Certo, le grandi creature dei mari erano presenti nel cinema anche prima de Lo squalo, spesso si trattava di film di avventura come Vento selvaggio (1942), con John Wayne , o di fantascienza come il Mostro dei mari (1955). Ma dopo il 1975 i film con i mostri marini seguono regole e stilemi di stretta dipendenza da Lo squalo, dando vita a una vera e propria moda. Di seguito segnaliamo alcuni dei titoli pi noti e importanti di questa nutrita produzione.
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L'ORCA ASSASSINA. (USA, 1977). a cura di Edoardo Trevisani.
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L'inizio del film ci proietta al centro dell'azione, con la dottoressa Rachel Bedford che in un'immersione subacquea si imbatte in uno squalo bianco (animale che un paio d'anni prima Spielberg ha contribuito a far entrare nei nostri incubi). La nave del capitano Nolan, interessata a catturare l'animale,  costretta a soccorrere la donna, vedendosi sfumare l'occasione. Ma subito dopo vediamo lo squalo tornare alla carica e mentre sta per avventarsi su un collaboratore della dottoressa finito in acqua, viene assalito e ucciso da un'orca. Una scena che ci vuole avvertire che esiste un animale ancor pi pericoloso del micidiale squalo e che presto qualcuno sar chiamato a misurarsi con lui. Questo qualcuno  il capitano Nolan, pescatore irlandese che vende fauna marina agli acquari. Dopo aver assistito alla lotta fra lo squalo e l'orca, Nolan decide di catturare un esemplare di orca, mammifero intelligente con un complesso sistema di comunicazione, ma anche uno dei pi pericolosi predatori del mondo. Durante il tentativo di catturare un esemplare maschio, il capitano per errore causa la morte della sua compagna provocandone l'aborto. Il maschio assiste al delitto impotente e disperato e decide di perseguitare Nolan e il suo equipaggio per vendicarsi.
In preda ai rimorsi, Nolan abbandona l'impresa ed esita a imbarcarsi di nuovo, ma l'orca, affondando le barche del paesino di pescatori in cui vive Nolan e provocando la scomparsa dei pesci, istiga i pescatori della piccola comunit contro il capitano.
Nolan, che non ha alcuna intenzione di battersi, sar comunque costretto ad imbarcarsi e a seguire l'orca fino allo stretto di Belle Isle, dove tra i banchi di ghiaccio trover la morte con il resto del suo equipaggio in una drammatica sfida finale.
Prodotto da Dino De Laurentiis che, dopo il successo del film di Spielberg voleva un film con un animale pi terrificante dello squalo bianco, L'orca assassina (conosciuto anche con il titolo di Orca) ,  uno dei film pi intelligenti e meglio realizzati fra quelli usciti sull'onda de Lo squalo.
Il merito  senza dubbio della sceneggiatura, tratta da un romanzo di Arthur Herzog, firmata dal grande Luciano Vincenzoni, insieme a Robert Towne e a Sergio Donati.
L'orca assassina inquadra un conflitto tra uomo e natura in cui  proprio l'uomo, con la sua irresponsabilit e la sua avidit, la causa del male. A differenza dello squalo, creatura spietata, inarrestabile, feroce, insensibile, l'orca  animata da uno spirito di vendetta (giustificato dal fatto che le orche sono animali sensibili e intelligenti, in grado di provare sentimenti e che per di pi instaurano rapporti di coppia stabili dando vita a delle vere e proprie famiglie) che la porta ad avere uno scopo preciso e riassume simbolicamente il senso di colpa degli uomini. Si pu commettere un peccato anche contro un filo d'erba, dice un prete a Nolan quando questo gli chiede se si possono compiere peccati anche contro la natura, Ma i peccati
si compiono sempre contro noi stessi. E questo peccato  chiamato ad espiarlo il capitano Nolan insieme a tutto il suo equipaggio. Non siamo lontani dal poema di Samuel Taylor Coleridge, La ballata del vecchio marinaio, in cui l'uccisione di un albatro da parte di un marinaio condanna l'intero equipaggio alla disperazione e alla morte.
L'unica superstite della sfida tra Nolan e l'orca sar la biologa Rachel Bedford, alla quale  destinato il compito di raccontarci la storia del capitano, compito simile a quello affidato da Coleridge al vecchio marinaio, ma anche a Ismaele narratore delle avventure del capitano Achab nel Moby Dick di Melville.
Da riconoscere anche la bravura del regista, il veterano Michael Anderson, noto ai pi per aver girato Il giro del mondo in 80 giorni, con Shirley MacLaine e David Niven, che gli valse un Oscar. Anche se le scene violente non sono molte, in quanto l'orca appare abbastanza fugacemente nei suoi attacchi, le sequenze d'azione sono ben costruite e la scena dell'aborto dell'orca sul ponte della nave ha un certo effetto, come anche quella della gamba di Annie (Bo Derek) troncata dal morso del vendicativo animale.
L'animale  caratterizzato in maniera intelligente. Prima del delitto di Nolan vediamo un branco di orche nuotare tranquille accompagnate dalle atmosfere suggestive della colonna sonora di Ennio Morricone. Questi animali, sinuosi, agili, eleganti, sembrano incarnare la bellezza del mare, suggerendoci un senso poetico che verr infranto dalla brutale indifferenza dell'uomo. Nolan, infatti, appare del tutto insensibile nei confronti delle orche e lo capiamo dalla sua approssimazione nel dosare il sedativo da usare, cos come nell'indifferenza all'eventualit di poter infrangere un nucleo famigliare felice. Nolan, uomo solo e individualista,  tutto l'opposto del senso morale dell'unione famigliare, cos come, in quanto cacciatore,  all'opposto della visione etica della biologa Rachel Bedford, che ama la natura e vuole scoprirne i segreti. Proprio per questo la donna  l'unica degna di essere salvata.
L'uso degli scenari mira a restituirci gli stati d'animo dei personaggi, soprattutto nelle scene finali, ambientate in un paesaggio glaciale, in cui l'atmosfera spettrale e il colore bianco dominante anticipano e accompagnano la morte dell'equipaggio. L'uomo, in definitiva,  sopraffatto dalla natura,  condannato senza appello per i crimini che commette contro di essa.
La scena del duello finale con l'orca che lascia scivolare Nolan sulla lastra di ghiaccio ricorda quella in cui, nel film di Spielberg, lo squalo salta sulla poppa della barca facendo scivolare Quint sul ponte della barca fino alle sue fauci.
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TENTACOLI. (Italia/USA, 1977). a cura di Edoardo Trevisani.
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Diretto da Assonitis, prolifico produttore di cinema di genere, Tentacoli  una delle numerose pellicole ispirate direttamente a Lo squalo. All'epoca della sua uscita ebbe un buon successo commerciale, a dispetto della qualit complessiva dell'opera, forse dovuto anche al cast composto da altisonanti nomi del cinema americano, a cominciare dal grande regista John Huston che interpreta Ned Turner, vecchio reporter un po' scorbutico che vive con sua sorella, interpretata dalla due volte premio Oscar Shelley Winters. Nelle vesti dell'imprenditore Whitehead troviamo Henry Fonda, mentre nella parte dell'oceanografo Gleason c' Bo Hopkins. In origine la parte del protagonista doveva essere affidata a John Wayne, ma l'attore in quel periodo era gi sofferente per un tumore che due anni dopo lo avrebbe ucciso.
A Solana Beach, in seguito alle misteriose sparizioni di un bambino e di un pescatore, il giornalista Ned Turner decide di indagare e indirizza i suoi sospetti sui cantieri della compagnia Trojan. Secondo Turner la compagnia del ricchissimo Whitehead ha intrapreso i lavori per la costruzione di un tunnel sottomarino allo scopo di incrementare il turismo nella zona, stravolgendo per l'equilibrio biologico della baia.
Mentre le autorit effettuano gli accertamenti, la lista dei morti si allunga e fra di essi c' anche la moglie dell'oceanografo Willy Gleason.
Mentre la stagionale gara di vela prende il via, Gleason e Turner scoprono che la causa delle morti  una piovra gigante impazzita per via degli ultrasuoni emessi delle apparecchiature usate durante gli scavi. Nonostante l'intervento tempestivo delle forze dell'ordine, la piovra attaccher nel corso della manifestazione uccidendo un'altra giovane vittima. Toccher a Gleason affrontare e sconfiggere la piovra con l'aiuto di due orche ammaestrate.
Tentacoli  il secondo lavoro da regista di Assonitis dopo Chi sei?, film ispirato a L'Esorcista, il quale questa volta decide di misurarsi con i mostri marini, prendendo in prestito pi di qualche spunto da Lo squalo di Spielberg. Come ne Lo squalo, anche qui ci imbattiamo nella morte di un bambino e in quella di un pescatore. Anche in questo caso assistiamo all'assalto del mostro durante una manifestazione sull'acqua e fra i personaggi ritorna l'immancabile speculatore senza scrupoli. Assonitis inserisce nel racconto il ruolo di responsabilit dell'essere umano, complice di danneggiare l'ambiente provocando sconvolgimenti pericolosi. La piovra di Tentacoli, a dire il vero, non  il primo cafalopode gigante che attacca l'umanit. Nel 1955 ne Il mostro dei mari, un polpo gigante, cresciuto a causa delle radiazioni, devasta il porto di San Francisco. Vent'anni dopo, la sensibilit degli autori cambia, le paure sono altre e a causare la furia del mostro sono i comportamenti irresponsabili degli esseri umani. Ma ad Assonitis tutto ci serve solo come punto di partenza e non approfondisce il tema pi di tanto.
Nel complesso il film rimane una piccola cosa, il regista non riesce mai a spaventare e la macchina della suspense non funziona. Gli effetti speciali sono approssimativi, la piovra non riesce mai a incutere vero timore e in alcune scene di attacco sfiora il ridicolo quando la sentiamo ruggire.
La vera pecca sta probabilmente nell'aver voluto dare al film un'impostazione drammatica senza riuscire a raggiungere la vera dose di pathos che possa coinvolgere lo spettatore. E cos, le buone intenzioni di denuncia sui disastri ambientali delle grandi imprese edilizie si diluiscono in una serie di dialoghi e di scelte tecniche che, invece di aumentare l'angoscia e l'indignazione dello spettatore, si traducono in momenti piuttosto noiosi.
Da salvare, oltre l'interpretazione degli attori, ci sono poche scene d'azione nel mare, specie quelle nel finale, e le musiche di Stelvio Cipriani (adatte anche per un poliziesco), che riescono a trasmettere al film una certa atmosfera e contribuiscono al tono drammatico della scena della gara di vela. Nel complesso  poca cosa, se consideriamo le ambizioni di partenza, e certo, se consideriamo il paragone con l'antesignano del genere, ovvero il capolavoro di Spielberg, o alcuni successori (si pensi che l'anno dopo uscir Piranha di Joe Dante, di tutt'altra statura) il film di Assonitis ne esce irrimediabilmente con le ossa rotte.
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PIRANHA. (USA, 1978). a cura di Edoardo Trevisani.
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Maggie McKown, detective privata sulle tracce di due ragazzi misteriosamente scomparsi, si imbatte con l'aiuto di Paul Grougan, uomo scorbutico e dedito all'alcol, in una misteriosa base militare in cui  presente un laboratorio scientifico. Dopo aver svuotato un bacino in cui secondo Maggie potrebbero essere morti i due giovani, si accorgono di aver liberato per sbaglio nel fiume una pericolosissima razza di piranha geneticamente modificati. I pesci, creati dal dottor Hoak per conto della CIA, che voleva utilizzarli .contro la popolazione del Vietnam durante la guerra, dilagano lungo i corsi d'acqua. A nulla valgono i tentativi di bonifica del reparto scientifico dell'esercito, di cui fa parte anche la dottoressa Mengers (Barbara Steele) che invece di eliminare le creature definitivamente, le spinge verso le coste di una cittadina che sta inaugurando la stagione balneare. Le autorit minimizzano la minaccia, ostacolando Maggie e Paul e mandando al massacro i cittadini inconsapevoli.
Il film di Joe Dante, prodotto da Roger Corman,  un piccolo gioiello dell'horror a basso costo. L'intenzione originale  quella di fare una parodia de Lo squalo di Spielberg e tale proposito  subito rintracciabile in una scena iniziale del film in cui Maggie gioca ad un videogame intitolato appunto Jaws. Gli elementi sono sempre i medesimi: le manifestazioni sull'acqua, un pescatore assalito dai mostri marini, gli speculatori disinteressati alle denunce dei protagonisti. Ma ci sono degli elementi innovativi, che riescono persino a conferire al film una propria indipendenza. I piranha agiscono in un ambiente pi controllato, il fiume, i loro attacchi seguono dunque il meccanismo della tensione claustrofobica, come si pu notare nella scena dell'attacco alla zattera sulla quale si trovano Maggie, Paul Grogan e il dottor Hoak.
I mostri, che sono frutto di un esperimento scientifico a scopo militare, conferiscono al film un valore politico. Nel momento in cui esce Piranha, il cinema horror americano sta portando sul grande schermo film che posizionano l'orrore in un nuovo contesto, ovvero nel cuore degli Stati Uniti, che in quegli anni stava conducendo una disastrosa guerra in Vietnam e che viveva cambiamenti sociali e politici importanti, fra questioni razziali e movimenti di contestazione.
Gi nel 1968 George Romero, con il suo La notte dei morti viventi, ci aveva offerto un dipinto drammatico e pessimista dell'America di quegli anni. Nel 1973, con La citt verr distrutta all'alba, Romero aveva puntato il dito contro il potere repressivo delle forze armate e contro la sperimentazione di armi batteriologiche, ma cinque anni dopo il discorso politico si far ancora pi concreto, quando in Zombie (1978) porr il consumismo americano al centro dell'incubo, con i morti viventi che assediano un centro commerciale. Nel 1972 Bob Clark, con il suo La morte dietro la porta, racconta il ritorno a casa di un soldato americano morto in Vietnam trasformatosi in zombie. Si tratta di un chiaro atto di accusa alla politica guerrafondaia americana. Tanti altri registi negli anni Settanta ci offrono il ritratto di un'America in preda alla violenza, alla spersonalizzazione e alla crisi sociale e politica, come John Carpenter con Distretto 13 (1976) e The fog (1980), Tobe Hooper con Non aprite quella porta (1974), o Wes Craven con Le colline hanno gli occhi (1977). Con questo non vogliamo dire che il new horror sia una corrente cinematografica politica, o che possegga delle precise intenzioni ideologiche, perch non  assolutamente cos, ma semplicemente in questo periodo l'horror punta a ricercare gli elementi della paura dell'uomo nel contesto politico e sociale di una nazione che sta vivendo forti contraddizioni e che sta pagando a caro prezzo determinati errori politici ed economici (Essi vivono di Carpenter, a tal proposito, sar la dichiarazione pi palese), la guerra in Vietnam prima di tutto.
In questo modo, non pi simbolo di un terrore irrazionale, di un'inarrestabile violenza che si annida nell'insondabilit della natura, i piranha sono il risultato malato, deviato della voracit umana, incarnata nella cieca violenza militarista, alla cui logica non c' valore umano o sentimento ecologista che tenga. I piranha incarnano il senso di colpa che grava sulla coscienza dell'America degli anni Settanta. Vagano invisibili sotto l'acqua luccicante del fiume per aggredire l'innocenza di cittadini inconsapevoli, perch il dramma della morte e della guerra, per quanto sia geograficamente lontano, in realt riguarda tutti. In quest'ottica diventa significativo che a fare le spese della voracit dei piranha siano proprio i ragazzini di un campeggio scout, figli e vittime inconsapevoli delle colpe dei padri e alle quali solo Paul, il padre di Suzie, una ragazzina ritrosa che ha paura dell'acqua, pu porre rimedio. Ci riuscir, ma il finale non  affatto consolatorio. Anzi, tutto l'opposto: il mare che si colora di rosso sangue, assume un carattere apocalittico.
Nel 1995  stato girato un remake per la Tv, dal titolo Piranha - La morte viene dall'acqua, mentre nel 2010 ne  stato realizzato uno per il cinema, intitolato Piranha 3D.
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BARRACUDA. (USA, 1978). a cura di Edoardo Trevisani.
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In una cittadina della Florida la Jack Chemical Company conduce degli esperimenti sulla popolazione per conto del governo, causando pericolosi squilibri negli organismi umani. I rifiuti chimici della fabbrica riversati in mare provocano comportamenti anomali nei pesci e i barracuda mietono numerose vittime fra i bagnanti. Un biologo che indaga sull'inquinamento delle acque scopre tutto, e lo sceriffo del paese si offre di aiutarlo, ma i servizi segreti non gliela faranno passare liscia.
Barracuda  un film poco significativo, piatto e piuttosto approssimativo nella messa in scena. I barracuda sono dei parenti stretti dei piranha di Joe Dante, connessi anch'essi con esperimenti militari a scopo bellico, ma risultano meno efficaci e non entreranno mai nell'immaginario collettivo, se non come uno dei tanti prodotti degli anni Settanta sui mostri marini. L'attore Wayne David Crawford ha diretto le riprese subacquee.
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ALLIGATOR. (USA, 1980). a cura di Edoardo Trevisani.
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Anche se non  un diretto discendente de Lo squalo, Alligator  un film che ha pi di qualcosa in comune con il capolavoro di Spielberg. Il regista  Lewis Teague, proveniente dalla factory di Roger Corman, regista fra le altre cose di altri due buoni horror: Cujo (1983) e L'occhio del gatto (1985), entrambi tratti dai racconti di Stephen King. Alla base della sceneggiatura di Alligator, scritta da John Sayles, gi sceneggiatore di Piranha di Dante, c' una delle leggende metropolitane americane pi popolari secondo la quale nella rete fognaria di alcune metropoli degli USA vivono dei grossi alligatori.
Il film inizia con un uomo che scopre che sua figlia nasconde un cucciolo di alligatore e se ne sbarazza buttandolo nello scarico del bagno. Dodici anni dopo, a Chicago, scopriamo che il rettile non solo  ancora vivo, ma a causa delle sostanze tossiche che un'industria farmaceutica riversa illegalmente nella fognatura,  diventato gigantesco e ovviamente deve mietere molte vittime per placare la sua fame.
Viene chiamato ad indagare il detective Madison, che con l'aiuto della zoologa Marisa Kendall, si mette sulle tracce di un'importante industria farmaceutica che starebbe compiendo strani esperimenti. Le indagini di Madison vengono per ostacolate, dato che il padrone della casa farmaceutica  stretto amico del sindaco.
Intanto, l'alligatore terrorizza la citt e a niente valgono le operazioni di polizia che nel frattempo sono passate nelle mani dell'esaltato colonnello Brock (interpretato dal grande Henry Silva). Solo Madison riuscir a sconfiggere la creatura in un'ultima battaglia nelle fogne.
Alligator  un piccolo gioiello che presenta molti di quei pregi che caratterizzano la produzione americana di film di genere dell'epoca. Pieno di ironia e di buone scene d'azione violente, senza alcuna pretesa di volersi prendere sul serio (la scena iniziale  pi che altro un pretesto per dichiarare le intenzioni ironiche del film), il film guarda con rispetto e ammirazione ai grandi classici della fantascienza e dell'horror, come Il risveglio del dinosauro, del 1953 , in cui un gigantesco e antico rettile viene risvegliato a causa di alcuni esperimenti nucleari, o come Assalto alla terra (Them!), del 1954, in cui le formiche giganti si annidano nelle fognature di Los Angeles. Qualche debito poi potrebbe averlo anche nei confronti di Quel motel vicino la palude (1977), in cui Tobe Hooper racconta le gesta di un folle assassino e del suo famelico coccodrillo.
Molti elementi sono per certamente presi da Lo squalo, come nel caso dei personaggi. Anche qui abbiamo un poliziotto che salver la situazione, un biologo (in questo caso una biologa, che diventer la fidanzata di Madison), un cacciatore esaltato, ricchi speculatori e amministratori che minimizzano il pericolo, e c' persino un bambino fra le vittime del mostro.  possibile pure fare un paragone fra le manifestazioni acquatiche in cui lo squalo fa la sua terrificante comparsa e la festa in cui il coccodrillo irrompe divorando gli invitati, cattivo compreso.
Come in Piranha di Joe Dante le creature assassine sono il risultato di folli esperimenti militari, cos in Alligator il coccodrillo gigante  frutto degli studi delle case farmaceutiche, le quali per lucrare non si fanno scrupoli ad inquinare l'ambiente.
Il regista piazza l'orrore nel cuore della societ americana. L'alligatore  una creatura che affiora dalle acque reflue di una metropoli inconsapevole di allevare nei propri rifiuti un incubo relegato fino a quel momento nelle leggende, cio nell'immaginario. La sua natura di animale anfibio rende il mostro particolarmente minaccioso, essendo in grado di adattarsi a qualsiasi ambiente, nessun luogo della citt pu definirsi sicuro. In questo modo il regista pu permettersi la libert creativa delle scene d'azione, sorprendendo lo spettatore.
L'alligatore incarna nuove paure, che non sono pi quelle degli anni Cinquanta legate alle armi atomiche e alle tecnologie belliche, ma piuttosto agli esperimenti genetici, farmaceutici e alla sostanziale insofferenza dell'economia nei confronti dell'etica ecologica. Non  un caso che il coccodrillo sia cresciuto a causa degli ormoni contenuti nelle cavie che la casa farmaceutica utilizza in barba a qualsiasi legge o controllo.
Da segnalare il personaggio del colonnello Brock, simpaticamente interpretato da Henry Silva, parodia di un cacciatore bianco nel cuore della savana, che si procura addirittura come guide "degli indigeni locali" che conoscono bene il quartiere. In realt, si tratta semplicemente di tre ragazzini neri in cerca di birra e
di qualche soldo extra. La fine di Brock non sar dissimile da quella di Quint.
Nella scena finale compare un graffito: Harry Lime Lives. Harry Lime  il protagonista de Il terzo uomo, di Carol Reed, interpretato da Orson Welles, la cui scena finale dell'inseguimento si svolge nelle fognature.
Esiste un seguito del film, Alligator 2 - The mutation.
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PIRANA PAURA. (USA, 1981). a cura di Edoardo Trevisani.
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Dopo il successo commerciale di Tentacoli, Assonitis decide di misurarsi con una nuova creatura marina, il piranha, producendo un film a met tra Lo squalo e Piranha di Joe Dante, del quale si presenta come vero e proprio sequel.
La vicenda ha una protagonista femminile, Anne Kimbrough, donna energica e dalla vita complicata, che sembra ricordare in qualche modo il personaggio interpretato da Adrienne Barbeau in The fog di Carpenter, uscito l'anno precedente. Anne, moglie separata con un figlio da mantenere, lavora in un villaggio turistico nei Caraibi come istruttrice subacquea. Durante una sua lezione, uno dei clienti muore misteriosamente dilaniato. La donna  convinta che ci si possa trovare di fronte a qualche specie animale sconosciuta, magari risultato di esperimenti di ingegneria genetica, proprio come era accaduto anni prima quando l'esercito aveva creato una razza di piranha geneticamente modificati da utilizzare in Vietnam (e qui il riferimento  al film di Joe Dante). La vicenda scorre in maniera prevedibile. Le preoccupazioni di Anne non sono prese in considerazione da nessuno, e il proprietario della struttura turistica addirittura la licenzia, dato che non ha nessuna intenzione di allarmare i clienti, tanto pi che  la vigilia di una grande festa notturna sulla spiaggia. L'unico a crederle  Steve, suo marito, il capo della polizia. La donna finalmente viene a scoprire da Tyler Sherman, un biochimico con cui ha una relazione, che i piranha sono frutto di un esperimento militare e che sono molto pi pericolosi di quelli creati dall'esercito anni prima. Questi pesci sono in grado di volare e di sopravvivere in qualsiasi ambiente. In seguito all'assalto dei piranha durante la festa notturna sulla spiaggia, Anne e Tyler decidono di piazzare delle cariche esplosive in un battello affondato in cui pare le creature siano solite annidarsi. Mentre Steve, trae in salvo suo figlio e la sua ragazza, gli ordigni esplodono uccidendo Tyler e i pesci assassini, ma Anne riesce a salvarsi.
Piranha paura, conosciuto anche come Piranha 2, come gi detto  il sequel del primo film di Joe Dante, ma non condivide con esso praticamente nulla. Assente l'ironia che caratterizzava il capitolo precedente, scarsa la costruzione narrativa e l'impianto pauroso, il film si riduce a una serie di luoghi comuni tipici degli horror acquatici.
La regia fu affidata a un esordiente James Cameron, che fu cacciato da Assonitis nel bel mezzo delle riprese. La sceneggiatura sembra pi preoccupata a risolvere la questione famigliare dei protagonisti, cercando una soluzione al pericoloso triangolo che si era venuto a formare tra Anne, Steve e Tyler, piuttosto che al dramma degli animali assassini, che dovrebbero pesare politicamente sulla coscienza dei personaggi, e di conseguenza dello spettatore. In realt, Assonitis come spesso accade, semplifica le strutture semantiche dei film a cui si ispira, ma senza per apportare qualcosa di sostanzialmente efficace affinch il pubblico ne rimanga effettivamente colpito. Gli effetti speciali sono mediocri, la suspense  assente e la trama talmente raffazzonata che si sfiora spesso il ridicolo involontario. I piranha volanti poi non riescono ad essere assolutamente credibili.
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TENTACOLI DI PAURA. (CANADA, 2007). a cura di Edoardo Trevisani.
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In un piccolo villaggio canadese in riva a un lago, nel quale circolano leggende sull'esistenza di un mostro, viene inviato l'ittiologo Dan Leland per investigare sull'inspiegabile diminuzione del pescato che da tempo si sta registrando nella zona. Ma gli abitanti del villaggio sono ostili perch temono che le sue indagini possano far vietare la pesca e danno la colpa alla comunit di nativi, che ritengono i veri responsabili della penuria di pesce. Solo Katrina Thomas, la locale ufficiale di polizia del luogo  disposta a dargli una mano e sar proprio lei a dover riappacificare la popolazione quando il mostro si manifester.
Tentacoli di paura  un esponente piuttosto recente dei mostri acquatici discendenti da Lo squalo. Si tratta di una piccola produzione con pochi mezzi, ma purtroppo anche con poche idee. Ritroviamo sempre un poliziotto a cui  affidato in qualche modo il compito di combattere il mostro che incombe sulla societ e di vigilare sui cittadini terrorizzati. Altra figura pi o meno ricorrente in questo filone  il biologo (interpretato da James Van Der Beek), che  fra i primi a comprendere l'entit del pericolo, ma deve vedersela con lo scetticismo, che in questo caso sfocia spesso nell'ostilit degli abitanti del paesino.
Dagli anni Settanta le cose sono cambiate e il regista punta a indagare una realt diversa, nascondendo l'entit mostruosa fra i conflitti e i disagi sociali, culturali ed economici di una piccola comunit di pescatori americana divisa da rivalit etniche ed economiche. Uno spunto interessante, tanto pi che il mostro, tranne che per alcune apparizioni letali dei tentacoli, rimane celato nel buio delle acque per quasi tutto il film, palesandosi solo nel finale. Sembrerebbe quasi attendere silenzioso mentre mette in conflitto la comunit di pescatori.
Purtroppo per sono proprio gli attacchi e le apparizioni del grande calamaro a risultare inefficaci. Gli effetti speciali sono mediocri, ma non tanto orribili (per un film low budget si  visto di peggio) e la suspense  poca. Il film cos si risolve in una serie di dialoghi noiosi e l'atmosfera, in assenza di una regia decisa,  affidata alla prova degli attori. Che nel caso dei film horror non  per forza la scelta pi semplice. Del resto da Van Der Beek, attore famoso per aver recitato in Dawson Creek, non si poteva pretendere di pi di qualche smorfia, ma bisogna ammettere che quel poco che fa, lo fa abbastanza dignitosamente.
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VOYEURISMO SUGLI SQUALI NEI DOCUMENTARI DI FOLCO QUILICI E BRUNO VAILATI. a cura di Fabio Zanello.
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C' una scena in Uomini e squali (1976) di Bruno Vailati che racchiude in s l'essenza di un duplice voyeurismo: quello di un operatore presente nella diegesi e quello del pubblico.
Un sub riaffiora dalle acque australiane con il pescato per tornare sulla sua barca, mentre un occupante del natante lo filma. Da questa posizione qualcosa lo trascina improvvisamente sott'acqua, empaticamente noi viviamo con lui il disorientamento e la suspense data dalla situazione cos caotica.
La soggettiva dell'uomo fende l'acqua con i suoi tentativi di liberarsi dalla forza che lo ha afferrato e nel cambio prospettico di inquadratura, riproponendosi come il confine di uno schermo, il soggetto in esso contenuto diventa inconsapevole attore spiato, posto sotto i riflettori. Il voyeurismo della mdp mostra quindi che l'acqua si arrossa e un totale ci mostra il sub con la gamba sinistra troncata di netto, mentre un pescecane nuota a pochi metri da lui, mentre la ripresa va avanti. Vailati  andato all'altro mondo nel 1990 e si  portato nella tomba il segreto, se questa famigerata scena  una bufala da mondo movie. Il corpo del sommozzatore, nell'atto scopico subito, viene cos imprigionato dallo sguardo curioso e morboso dei suoi duplici spettatori:l'operatore e lo spettatore.
La macchina da presa del regista e lo schermo del cinema, coincidono con lo specchio acquatico .
La violenza in diretta come attrattiva in questa truculenta scena del fortunato documentario di Vailati,  un gioco che l'autore sapeva di dover giocare da documentarista audace,esattamente come ha fatto nei successivi Cari mostri del mare (1977] e Percolo negli abissi (1978). La violenza come spettacolo a cui il pubblico partecipa visivamente fra il distacco e il raccapriccio, come calandosi nei panni dell'operatore che riprende la tragedia.
Ma per lo spettatore voyeur ci sar anche la possibilit di spiare in questo film squali di fronte ai sub in gabbia o che combattono fra di loro. La violenza raccontata nell'opera in questione  il rapporto fra noi e i predatori del mare, che vantano 500 specie diverse e sono a rischio estinzione.
Come scrive Cazals a proposito dell'esperienza cinematografica,
si tratta di [...] mettere in scena la follia del vedere(3) ed  proprio sull'importanza dello sguardo che poggia tutta la produzione documentaristica sull'ecosistema marino di cineasti come Vailati e Folco Quilici, le cui carriere si sono intrecciate inizialmente ai tempi di Sesto continente (1954), quando collaborarono insieme al primo documentario subacqueo a colori nel nostro cinema.
Quilici in seguito con Ti-Koyo e il suo pescecane (1961) realizza un'ibridazione fra il documentario e la fiction con tanto di voce off e sceneggiatura di Italo Calvino, per raccontarci l'amicizia solidale ed affettuosa fra un indigeno e uno squalo, le cui esistenze si svolgono in parallelo in un'isola del Pacifico, partendo dall'infanzia all'et adulta. Contrariamente al voyeurismo di Vailati, quello di Quilici punta maggiormente su un'ecologia favolistica che edulcora la figura dello squalo fino a renderlo un animale quasi disneyano e addomesticato, indeciso tra il richiamo dell'oceano e l'amnesia della sua vera natura.
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FINE.